martedì 24 luglio 2012

L'attentato di Matteo Morral

L'attentato di Matteo Morral

Charles Malato

Tra i martiri della rivoluzione s'è posto durante l'anno 1906, Matteo Morral, emulo di Eliaboff, di Sofia Perowskaja e di Bresci.
È infatti al capo che mirò Morral, come già codestoro.
Convinto che la propaganda, sotto pericolo di essere sterile, deve completarsi con l'azione rivoluzionaria sotto qualsiasi forma ella sia, meno la forma inintelligente; egli ha predicato con l'esempio ed ha dato la vita, cercando di prender quella di Alfonso XIII, incarnazione della Spagna monarchica ed inquisitoriale.
Matteo Morral, nato a Sabadell e figlio di un ricco fabbricante di tessuti di questa piccola città industriale, conosceva meglio che tanti altri le miserie dell'operaio, e il suo spirito generoso s'era indignato all'idea che la fortuna dei privilegiati — ed egli era privilegiato — era fatta dalle sofferenze della classe lavoratrice. Erudito, poliglotta, d'una ininterrotta attività e d'un coraggio che egli ha dimostrato a sufficienza, egli abbandonò la borghesia, il cui egoismo feroce lo rivoltava, e venne a combattere, corpo ed anima per l'emancipazione del proletariato.
Certamente, egli non si faceva delle illusioni: egli aveva veduto troppo da presso gli operai lavoranti nella fabbrica di suo padre per disconoscere le tare morali ed intellettuali che il regime del salariato produce fatalmente.
Ignoranza, grossolanità, brutalità e servilismo vigliacco, mancanza quasi totale di iniziativa e di idee generali, nette e pratiche, tale è ancora lo stato della grande mandria umana oscillante tra l'azione della sua avanguardia cosciente, che la trascina verso l'avvenire; e l'azione contraria di tutte le forze regressive che l'immobilizzano nel meandro mortifero del passato. Carne da lavoro e da cannone, l'operaio moderno non può, meglio dello schiavo antico essere in una società ove si cerca la bellezza e la seduzione.
Ma egli può rivivere, trasformarsi: libertà ci vuole, per questo, e benessere per tutti!
E se è vero, come affermano la più parte dei neo-maltusiani, che la produzione attualmente esistente non possa bastare a tutti, non è questa una ragione di più perché quelli che creano la ricchezza siano i primi a fruirne, mentre agli oziosi, se ve ne sono, si “arrangino” come potranno?
Morral veniva da una famiglia repubblicana a base borghese, di quelli che mandano le figlie da educare nei conventi e s'incresano con lo sfruttamento della mano d'opera proletaria.
Il giovane comprese che questo repubblicanismo non cangiava che l'etichetta della società lasciando sussistere tutti i vizi. Egli arrivava sino alla concezione della grande rifusione egualitaria, assicurante, con la comunione dei mezzi di produzione, la libera espansione degli individui nella luce e nell'armonia.
Niente era più differente dell'anarchismo di Morral, dall'anarchismo decadente, dallo spirito fondamentalmente borghese, reazionario e tendente alla ricostituzione d'una pretesa aristocrazia intellettuale; anarchismo che farà fucilare gli anarchici rivoluzionari e metterà capo alla glorificazione della tirannia!
Morral, che non si perdeva più nelle nuvole della metafisica che è nell'anarchismo da salotto, cercava tutti i mezzi pratici per realizzare la trasformazione sociale. Egli constatava che la rivoluzione deve essere sopratutto economica, sotto pena di non essere che una mistificazione della plebe a profitto di qualche nuovo dirigente. Bisognava che egli fosse stato cieco per non riconoscere che l'organizzazione delle masse operaie e la loro azione diretta sono la condizione essenziale di questa rivoluzione economica.
Così egli si diede corpo ed anima all'opera d'educazione e d'organizzazione operaia. Egli non risparmiò né sforzi, né denaro per creare e sviluppare i sindacati di mestiere; egli inviava ai giornali anarchici spagnoli delle traduzioni dalla Voce del Popolo, per orientarli di più in più verso l'azione pratica e per riattaccarli al movimento operaio mondiale.
Egli sosteneva la prudenza procreatrice, la maternità consentita — linguaggio nuovo ed ardito in Spagna — stimando che i diseredati non devono gettare nella vita degli infelici che essi non possono allevare, e che diventano preda dell'officina, della caserma o del bordello; giammai egli ha preteso, come i neo-maltusiani borghesi, che si debba rinunciare all'azione rivoluzionaria, e raggiungere semplicemente, mercé la riduzione numerica della classe operaia, una elevazione di salari e di tutti gli organismi della società borghese.
Egli non credeva né al parlamentarismo, né ai politicanti di professione, ma egli non commetteva l'errore di tanti compagni che, confondendo colla politica parlamentare tutti gli avvenimenti d'ordine politico, arrivano a negare la ripercussione di questi sul dominio economico, morale e sociale. Per esempio sono numerosi gli anarchici che, al principio della guerra russo-giapponese, si limitavano a delle platoniche e teoriche declamazioni contro ogni guerra, senza intravvedere l'impulso formidabile che la disfatta delle armi tzaresche andava fornendo alla rivoluzione russa.
L'abitudine di vivere esclusivamente nella torre d'avorio, cara ai cultori di filosofia speculativa, aveva creato questo stato d'animo che si risolve in impotenza.
Morral conosceva esattamente le condizioni politiche ed economiche della Spagna, e giunse all'idea che la morte del re Alfonso, che non aveva ancora eredi, avrebbe provocato un tale sconcerto, un tale sconvolgimento da cui la rivoluzione sociale avrebbe potuto scoppiare nella Catalogna. Certamente che questa rivoluzione sarebbe stata ingombrata da elementi disperatissimi, ma questo è il destino di tutti i movimenti popolari larghi e profondi.
Sarebbe un cattivo scherzo il ripubblicare oggi tutti i sofismi falsamente umanitari della stessa borghesia contro il regicida.
La borghesia che glorificò Armodeo, Aristogitone, Bruto, Guglielmo Tell, e che ha nel suo passato la macchina infernale di Fieschi e l'attentato d'Orsini contro Napoleone e la condanna di questi fatta in versi da Victor Hugo, farà bene a mettere la sordina alla sua indignazione ufficiale contro gli uccisori dei re.
In quanto concerne personalmente Alfonso XIII, si può ricordare che questo giovane, allevato da una madre fanatica e il reverendo padre Canovas del Castillo, non manifestò mai un raggio di intelligenza, non uno slancio d'umanità. Tutti gli anni del suo regno furono segnati da fucilate e da supplizi.
«Egli era così giovane» giustificano i monarchici confessi ed i repubblicani monarchizzati.
Pardon, quando si fucilarono i pacifici scioperanti d'Alcala del Valle, e si fecero seguire da condanne e da torture, Alfonso XIII aveva 17 anni e mezzo, l'età nella quale i figli degli operai sono implacabilmente colpiti dalla legge allorquando essi hanno commesso il minimo delitto. E lo si trova però abbastanza maturo per regnare su diciotto milioni di individui e di farsi da essi lautamente mantenere come un grasso maiale. Juan Codina non aveva che sedici anni quando lo si torturò e lo si fucilò per l'attentato del Liceo, nel quale egli aveva nulla a che vedere e di cui l'unico autore, Salvatore French, fu arrestato più tardi.
Morral in vista dello scopo a cui mirava non titubò nell'attentare alla vita di Alfonso XIII rappresentante la classe nemica rappresentante la Spagna monarchica inquisitoriale, e fucilatrice.
Dopo il 1903, Morral si trovò in relazione d'amicizia con Francisco Ferrer, direttore della Scuola Moderna di Barcellona. La cosa era nata di per sé, naturalmente: il giovane anarchico aveva potuto constatare nella sua stessa famiglia quali vantaggi porti l'educazione clericale; due delle sue sorelle erano state allevate nei conventi. Egli non volle che una terza, della età di sette anni, divenisse una bambola, buona solo ad infilare paternoster e a portare dei gingilli. Egli condusse la piccola Adelina alla Scuola Moderna e raccomandò al direttore di allevarla modestamente come una figlia di lavoratori, pur coltivandone l'intelligenza. E sovente egli vi tornò per rivedere la bambina.
Ferrer, che si consacrava corpo ed anima all'educazione razionale pei fanciulli di Barcellona, vivendo lui stesso nel modo più semplice ad onta di un lascito inatteso di una vecchia allieva che lo faceva ricco, era tale uomo da comprendere e stimare Morral. Una libreria era stata annessa alla Scuola Moderna, libreria che non pubblicava se non le opere aventi un valore pedagogico e filosofico: Reclus, Letourneau, Darwin, Haeckel, vi erano tradotti. Per queste traduzioni, Morral poliglotta emerito, offrì il suo concorso che fu accettato con entusiasmo, ed egli prese così in breve tempo la direzione effettiva della libreria. Ferrer si consacrava più specialmente alla creazione di scuole razionali in tutta la Catalogna.
Morral però, pel suo carattere concentrato, non aveva detto nulla all'amico del suo progetto, che il suo spirito maturava su di un attentato capace di determinare la rivoluzione sociale. E bruscamente dichiarandosi stanco, se ne andò.
Si sa il resto. Morral andò a Madrid un po' prima delle feste date pel matrimonio del re, si occupò di mettere in esecuzione il suo progetto. Preoccupato del pensiero di non colpire altri oltre i sovrani, o per lo meno di non estendere la strage oltre la corte dei valletti e dei cortigiani, niente affatto interessanti, egli pensò di commettere l'attentato nella cattedrale ove doveva celebrarsi la cerimonia nuziale.
Morral facendosi passare per giornalista tedesco — egli conosceva perfettamente la lingua tedesca — tentò di ottenere una carta d'ammissione per la cerimonia; ma invano, la polizia temeva un attentato nella chiesa. Ella capiva bene che le gioconde feste ufficiali erano una sfida alla miseria pubblica, agli affamati, agli imprigionati, ai fucilati!
Morral risolse allora di gettare la sua bomba sulla carrozza regale quando questa avesse traversato la città per ritornare al palazzo. Egli affittò una camera in un hotel della via Mayor, situato nel percorso del corteo.
Il 31 maggio, nel dopopranzo, mentre Alfonso XIII e la pratica Ena di Battenberg, che aveva rinnegato la propria religione per sposare un trono ed una lista civile, arrivavano trionfalmente acclamati dalla turba idolatra dei monarchici e dal buon popolo, questo eterno sostenitore di tutti i suoi carnefici, i bouquet di fiori cominciarono a piovere in mezzo alle acclamazioni frenetiche di: «Viva il re, viva la regina».
Improvvisamente un fracasso più rimbombante delle acclamazioni attraversò l'aria. Morral aveva gettato anche lui un “bouquet”, ma quel suo “bouquet” celava una bomba. Il proiettile urtò in un filo elettrico per l'illuminazione, che lo fece deviare di qualche centimetro. Senza questa deviazione il re di Spagna sarebbe stato annientato e il trono vacante.
Il corteo, cominciato in apoteosi pei due sovrani, terminò in uno sbandamento folle. Venti morti ed un centinaio di feriti giacevano lungo il percorso: Alfonso XIII e sua moglie erano salvi — ciò che i preti attribuirono al miracolo della provvidenza — e fuggirono verso il palazzo, abbandonando la loro carrozza i di cui cavalli giacevano sventrati.
C'è da consolarsi che questo proiettile non abbia fatto alcuna vittima fra la classe operaia. Ad eccezione d'una figlietta di marchese, certo irresponsabile dei delitti della sua casta, tutti i morti e i feriti erano nemici del popolo: nobili, cortigiani, ufficiali, soldati, servitori di palazzo. I soldati hanno un bel uscire dalla classe operaia, ciò non li trattiene dal fucilare quando vien loro ordinato dai superiori!
Grazie al suo sangue freddo, Morral aveva potuto, fra il disordine generale, lasciare il suo hotel. Direttamente egli si recò alla redazione del giornale repubblicano El Matin e domandò del direttore Josè Nakens.
Nakens, tipo di vecchio giacobino e di anticlericale intransigente, è un uomo onesto e collerico, che ha combattuto tutta la sua vita gli anarchici di cui le larghe concezioni lo sgomentavano. Senza dubbio, se egli avesse saputo prima dell'attentato, l'avrebbe disapprovato ed impedito. Ciò nonostante egli stimò che il suo dovere era di salvare l'avversario di idee che si era affidato a lui, e lo condusse in casa d'un amico, il repubblicano Mata, che d'altronde ignorò la personalità del suo ospite. L'indomani Morral travestito lasciava Madrid. Ma la sua segnalazione era stata trasmessa dapertutto.
A Torrejon dove egli si fermò per mangiare, l'albergatore ebbe dei sospetti e lo denunciò alla guardia campestre Vega e corse a prevenire le autorità: servire il suo re e toccare un premio, che fortuna insperata!
Vega interrogò Morral che senza turbarsi gli offerse di andare con lui all'ufficio telegrafico. I due uomini partirono; d'improvviso l'anarchico sempre freddo e risoluto, tolse di tasca il revolver e bruciò le cervella al poliziotto.
Morral avrebbe potuto scappare; un centinaio di metri lo separava dalla gente del luogo ed il suo revolver conteneva ancora cinque cartucce. Ma una suprema amarezza lo vinse; doveva egli prendersi altre vite umane, quelle non dei ciambellani e dei cortigiani ma di proletari incoscienti che si facevano strumenti delle autorità? E colui che non aveva esitato a lanciare una bomba al re, alla regina, alla turba ufficiale, questa volta preferì morire piuttosto di uccidere quelli stessi per i quali infine egli aveva lottato!
Con un colpo al cuore egli restò fulminato.
La morte aveva strappato Morral alla rappresaglia degli inquisitori di Spagna. Costoro si vendicarono su Ferrer* che non aveva niente a che vedere nell'attentato. Essi l'hanno arrestato e sottomesso dopo l'istruttoria, al regime dei condannati a morte, gli hanno sequestrato la ricchezza che egli impiegava per la emancipazione delle menti, ed hanno, fra i clamorosi trionfali dei gesuiti, distrutta la sua opera educativa.
Ma i giorni della gerarchia spagnuola sono contati ed il popolo, nel suo risveglio rivoluzionario, la caccerà, non la rimpiazzerà questa volta come trentatré anni or sono, per la repubblica dei politicanti e dei generali.
L'ultima parola sarà ai lavoratori liberamente coscienti; e bisognerà che essi la mantengano.


* Dopo tredici mesi di prigionia Ferrer fu assolto e il governo dovette rendergli la sua fortuna. Ma venne nuovamente arrestato il 1909 sotto pretesto di essere stato l'istigatore dei moti di Barcellona, e rinchiuso nel tetro castello di Montjuich vi venne fucilato il 13 ottobre dello stesso anno.
La monarchia spagnola non aveva peggior nemico dell'organizzatore della scuola moderna, ed ha voluto disfarsene ordendo contro di Lui l'infame processo chiuso con l'ignominia dell'assassinio laconato di legalità.
Ma la ferocia gesuitica de l'atto compiuto in danno del martire di Montjuich ha lasciato traccie propense dell'anima proletaria mondiale ingrandendo e sublimizzando l'ideale di verità e di giustizia che si voleva soffocare con l'uccisione di un uomo.

N.d.G.A.
A cura del GRUPPO AUTONOMO Boston
[1910]

lunedì 23 luglio 2012

Gli Individualisti


Ovunque gli individualisti della nostra tendenza desiderano stabilirsi – ora ed in ogni momento - in un ambiente umano fondato sul singolo atto, in cui, senza alcun controllo, intervento o intrusione dello Stato tutte le persone possono, sia da soli che tra loro, governare i loro affari mediante liberi accordi, annullabili con preavviso, non importa quale sia l’attività e se l’associazione sia il lavoro di una sola persona o di una collettività.
Le loro associazioni di volontariato sono unioni di compagni basate sull’esercizio della reciprocità o “libertà eguale”.
Gli individualisti della nostra specie considerano loro avversari tutte le istituzioni e tutte le individualità che direttamente o tramite intermediari desiderano sottoporre la loro autorità o usare violenza, in poche parole tutti i partigiani dei contratti imposti. Essi si riservano il diritto di difendersi con tutti i mezzi a loro disposizione, compreso l’inganno.
Gli individualisti della nostra specie si oppongono alla gelosia sessuals-sentimentale del corpo e l’esclusivo proprietarismo in amore, che considerano come una manifestazione autoritaria, se non psicopatica. Si propagano le tesi del “ cameratismo amoroso”. Essi sostengono ogni libertà sessuale (purchè non macchiata dalla violenza, false dichiarazioni, frode o venialità) compresi i diritti di istruzione pubblica, variazione, fantasia e di associazione.

E. ARMAND

domenica 22 luglio 2012

“Il mio individualismo iconoclasta”

- Renzo Novatore -
“Il mio individualismo iconoclasta” (apparso su Iconoclasta!, gennaio 1920)

Io ho lasciato per sempre
la vita delle pianure
E. Ibsen

1.
Anche le più pure sorgenti di Vita e di Pensiero che zampillano fresche e ridenti fra le rocce solitarie delle più alte montagne per dissetare gli eletti della Natura, quando sono scoperte dai demagogici pastori dell'ibrido gregge borghese o proletario ben presto si tramutano in fetide pozzanghere laide e melmose. Oggi è la volta dell'Individualismo! Dal volgare crumiro all'idiota e ripugnante poliziotto, dal miserabile venduto alla spregevole spia, dallo schiavo vigliaccamente imbelle all'autoritario ripugnante e tiranno, parlano d'Individualismo.
È la moda!
Anche i rachitici intellettualoidi del tubercoloso conservatorismo liberale, come i malati di cronica sifilide democratica, fino agli eunuchi del socialismo ed agli anemici del comunismo, tutti parlano e posano ad Individualisti!
Comprendo che non essendo l'Individualismo una scuola e tanto meno un partito, non può essere "unico" ma è più vero ancora che gli Unici sono individualisti. Ed io come unico balzo sul campo di battaglia, snudo la mia spada e difendo le mie intime idee d'individualista estremo, di Unico indiscutibile, poiché possiamo essere scettici ed indifferenti, ironici e beffardi quanto vogliamo e possiamo, ma quando si è condannati a sentire dei socialisti più o meno teorizzanti ad affermare sfacciatamente ed ignorantemente che non vi è nulla d'incompatibile fra l'idea Individualista e quella collettivista, e che si tenta stupidamente di far passare un titanico cantore dell'eroica potenza dominatrice di fantasmi umani, morali e divini, che freme e palpita, tripudia e si espande, al di là del bene e del male della Chiesa e dello Stato, dei Popoli e della Umanità fra gli strani bagliori d'un nuovo incendio d'amore incompreso come il lirico creatore di Zarathustra, per un povero e volgare profeta del Socialismo che è scuola di vigliaccheria, o un iconoclasta invincibile ed insuperabile come Max Stirner per uno strumento qualsiasi messo lì a disposizione dei frenetici fautori del comunismo, allora si può avere sì un'ironica smorfia sulle labbra ma poi bisogna insorgere risolutamente per difendersi e per aggredire, poiché chi si sente davvero Individualista di principio, di mezzo e di fine, non può tollerare di essere minimamente confuso fra le turbe incoscienti d'un morboso gregge belante.

 
2.
L'Individualismo com'io lo sento, lo comprendo e lo intendo, non ha per fine né il Socialismo, né il Comunismo, né l'umanità. L'Individualismo ha per fine se stesso.
Continuino pure i cervelli atrofizzati dal positivismo spenceriano a credersi Individualisti senza accorgersi che il loro venerato maestro è un anti-individualista per eccellenza poiché egli altro non è che un radicale monista, e come tale, amante sviscerato dell'unità e nemico giurato della particolarità. Egli, come tutti gli scienziati e i filosofi più o meno monisti, nega tutte le distinzioni, le diversità; e per affermare l'illusione sacrifica la realtà.
Il suo sforzo è teso a dimostrare realtà l'illusione, ed illusione la realtà. Egli non potendo comprendere il vario, il particolare, sacrifica l'uno o l'altro sull'altare dell'universale. Egli combatte sì lo Stato in nome dell'individuo, ma al pari di tutti i sociologi di questo mondo, egli ritorna a sacrificare sotto la tirannide di un'altra società libera e perfetta, poiché lui combatte, è vero lo Stato, ma lo combatte soltanto perché così com'è non funziona come piace a lui...
Ma non perché egli abbia compreso le unicità anticollettiviste ed antisociali capaci alle attività superiori dello spirito, del sentimento e dell'eroica e spregiudicata potenza. Egli odia lo Stato ma non penetra né comprende l'individuo misterioso, aristocratico, vagabondo, ribelle! E da questo punto di vista non so perché anche quel bolso ciarlatano, quell'antropologo fallito, gonfio e rigonfio di sociologia di Darwin, di Comte, di Spencer e di Marx, che ha seminato porcherie a piene mani su dei colossi dell'Arte e del Pensiero come Nietzsche, Stirner, Ibsen, Wilde, Zola, Huysman, Verlaine, Mallarmé, ecc. e che si chiama Max Nordau; non so spiegarmi, ripeto, come mai anch'egli non sia stato chiamato Individualista... poiché anche Nordau, come lo Spencer, combatte lo Stato...

3.
Giovanni Papini scrivendo di Spencer dice: "Come scienziato si piegò dinanzi ai fatti, come metafisico dinanzi all'inconoscibile, come moralista dinanzi al fatto immutabile delle leggi naturali. La sua filosofia si materiò di paura, d'ignoranza e di obbedienza: grandi virtù al cospetto di Cristo, ma vizi tremendi per chi vuole la supremazia dell'individuo. Egli fu, né più né meno, un falsario dell'individualismo". Ed io, pure essendo tutt'altro che un papiniano, in questo caso sono ultra d'accordo con lui !

 
4.
E. Zoccoli, che è un profondo conoscitore del pensiero anarchico ed un intellettuale di massima portata, ma che fa professione d'una pietosa morale borghese, nel suo colossale studio "L'Anarchia", dopo aver inveito - sia pure con serenità ed una qualche ragione - contro i massimi agitatori del pensiero anarchico, da Stirner a Tucker, da Proudhon a Bakunin, si rammarica col Kropotkin perché trova che questo non è stato capace di sviluppare un nuovo anarchismo rigorosamente scientifico e sociologico come si era permesso per richiamare tutti i forsennati delinquenti dell'anarchismo estremo, o dell'Individualismo, alle sane correnti d'un vischioso sistema positivistico e scientificamente materialista ed umanista, semispenceriano, perché è questa famosa scienza che ha finalmente scoperto la nullità dell'individuo "davanti all'immensità senza limiti...". Ed anche per il Kropotkin positivista, umanista, comunista e scientifico... pare che l'uomo sia "un piccolo essere con ridicole pretese" e così sia! Chi è concentrato nella sociologia non può essere nulla di più che uno scienziato di collettività che dimentica l'individuo per cercare l'Umanità e porta sul Trono Imperiale ai piedi del quale l'Io deve rinnegare se stesso ed inginocchiarsi commosso.
E quando tutti gli anarchici avranno della Vita questo sublime concetto anche E. Zoccoli sarà lieto e contento, poiché dandosi la serafica posa d'un profeta che dice agli uomini: "Io sono venuto ad offrirvi la possibilità d'una nuova Vita!", egli si rivolge a noi e dice: "Che gli anarchici rientrino nel diritto e il diritto li attende, pronto ad estendere anche ad essi le sue garanzie..."
Ma che cosa è il diritto?
Diamo la parola allo Stirner:
"II Diritto è lo spirito della Società. Se la Società ha una volontà è precisamente questa volontà che costituisce il Diritto: la Società non esiste che per il Diritto. Ma siccome essa non esiste che per il fatto di esercitare una sovranità sull'individuo, si può dire che il Diritto è la sua volontà sovrana.
" Poiché Aristotele disse: "la giustizia è il frutto della Società".
Ma "ogni diritto esistente è diritto straniero, un Diritto che mi si accorda, di cui mi si permette di godere. Avrò il buon diritto della mia parte perché il mondo intiero mi da ragione? Che cosa sono dunque i miei diritti nello Stato o nella Società se non dei diritti esteriori, dei Diritti ch'io ottengo da altri? Se un imbecille mi da ragione tosto il mio diritto mi diventa un sospetto, perché non tengo in considerazione la sua approvazione. Ma se fosse anche un saggio che mi approva io non potrei per ciò dire di aver ragione. Il fatto di aver ragione o torto è assolutamente indipendente dall'approvazione del pazzo o del savio". Ora aggiungiamo ancora, a questa definizione che il ferigno ed invincibile Ribelle tedesco ci da del Diritto, il celebre aforisma di Protagora "L'uomo misura tutte le cose", e poi possiamo muovere in guerra contro ogni diritto esteriore ed ogni esteriore giustizia, poiché "la giustizia è il frutto della Società".

5.
Lo so! Lo so e lo comprendo: le mie idee - che non sono poi nuove - potranno far sanguinare il cuore troppo sensibile dei moderni umanisti che pullulano in grande abbondanza fra i sovversivi, ed i romantici sognatori di una fulgida umanità redenta e perfetta, danzante in un regno fatato di generale e collettiva felicità musicata dal magico flauto della pace perenne e della fratellanza universale. Ma chi insegue fantasmi si allontana dal vero, e poi si sappia che il primo ad essere arso fra le fiamme del mio corrodente pensiero fu l'intimo essere mio, il vero me stesso! Ora fra il rogo ardente delle mie Idee anch'io son diventato di fiamma; e scotto, brucio, corrodo...
A me devono accostarsi soltanto coloro che gioiscono contemplando ardenti vulcani che lanciano verso le stelle le lave sinistre esplodenti dal loro seno di fuoco per poscia lasciarle cadere nel Nulla o fra la Morta Città degli uomini imbelli, dei miei fratelli carogne, per farli fuggire con fuga frenetica fuori dei loro muffiti tuguri tappezzati di rancidi e vecchi ideali.
Io mi dichiaro in guerra aperta, palese e nascosta, contro la Società: contro ogni Società!
Io penso, io so, che fin che ci saranno degli uomini ci sarà una società, poiché questa putrida civiltà con le sue industrie ed il suo progresso meccanico ci ha ormai portati ad un punto dove non è neppure più possibile tornare indietro fino all'invidiabile età delle caverne e delle spose divine che allevavano e difendevano i nati dal loro libero ed istintivo amore come bionde e feline Leonesse abitanti maestose foreste profumate, verdi e selvagge; ma pure so e penso con altrettanta certezza che ogni forma di società – ed appunto perché società - vorrà, per il suo bene, l'individuo umiliato. Anche il comunismo che - a quanto ci raccontano i suoi teorizzatori - è la forma di Società più umanamente perfetta, non potrà riconoscere in me che uno dei suoi membri più o meno attivo, più o meno stimato... Io per il comunismo potrà valere per quanto sarò di me stesso, di intimamente mio, di Unico e perciò incomprensibile alla collettività. Ma ciò che è in me di più incomprensibile, di più misterioso ed enigmatico per la collettività è appunto il mio tesoro più prezioso, il mio bene più caro poiché è la mia intimità più profonda la quale io solo posso giustificare ed amare poiché solo io la comprendo.
Basterebbe ad esempio ch'io dicessi al comunismo: "l'eletto esiste per non far nulla" come dice Oscar Wilde, per vedermi scacciare come un lebbroso siberiano dalla cena sacra dei nuovi Dei!
Eppure uno che avesse l'imperioso bisogno di vivere la propria vita nell'atmosfera altamente e sublimemente intellettuale e spirituale del Pensiero e della contemplazione, non potrebbe dar nulla di materialmente e moralmente utile e buono alla comunità, perché ciò che potrebbe dare sarebbe incomprensibile, e per ciò nocivo ed inaccettabile, poiché egli non potrebbe dare che una strana dottrina propugnante la gioia di vivere nell'ozio contemplativo. Ma in una società comunista - come e peggio in qualsiasi altra forma di società - una tale dottrina potrebbe far opera di corruzione fra la falange di coloro che devono produrre per il mantenimento e l'equilibrio collettivo e sociale. No! Ogni forma di società è il prodotto delle maggioranze. Per i grandi Geni o per i grandi delinquenti non vi è posto fra la mediocrità trionfante che domina e comanda.

6.
Qualcuno mi obietterà che in quest’Alba vermiglia, in questa grandiosa vigilia d'armi e di guerra ove già risuonano frago-rosamente le note vibranti e fatidiche del gran crepuscolo dei vecchi Dei, mentre all'orizzonte già sorgono i raggi biondi e dorati d'un ridente avvenire, non è Bene partorire alla luce del sole certi intimi e delittuosi pensieri... È una vecchia quanto stupida storia!
Ho ventinove anni, sono quindici anni che milito nel campo libertario e vivo anarchicamente, e mi si è sempre detto le stesse, le stessissime cose:

"Per amore della concordia... ".
"Per amore della propaganda... ".
"Per la prossima Rivoluzione Sociale e redentrice...".
Per... ma a che pro continuare!
Basta! Non posso più tacere!

"Se io tenessi rinchiuso nel mio cassetto un manoscritto ancora inedito, il manoscritto d'un opera bellissima che a leggersi desse brividi di voluttà sconosciute e scoprisse mondi ignorati; se io fossi certo che gli uomini su queste pagine impallidissero di spavento, e poi errassero lentamente per le vie deserte cogli occhi ferocemente dilatati nel vuoto e poi cercassero cinicamente la morte quando la pazzia non corresse loro incontro colle sue risate sinistre come lo scrosciare dei venti, e il suo lugubre stamburare di dita invisibili sui loro cervelli devastati; se io fossi certo che le donne sorridessero oscenamente e colle sottane rialzate si sdraiassero sull'orlo dei marciapiedi in attesa d'un maschio qualsiasi, e i maschi si gettassero di schianto su loro per straziarne coi denti la vulva e la gola; se le folle ubriache e affamate rincorressero a colpi di coltello pochi uomini fuggenti e tra essere ed essere ci fosse un morto a perpetuarne l'odio profondo; se dalla terra dovesse sparire per sempre la pace d'un ora, la calma dello spirito, l'amore, la lealtà, l'amicizia, e al loro posto dovessero per sempre regnare la turbolenza, l'irrequietezza, l'odio, la menzogna, l'inimicizia, la pazzia, la tenebra, la morte; se tutto questo dovesse farlo un libro bellissimo scritto da me ancora inedito e rinchiuso nel mio cassetto io lo pubblicherei quel libro e non avrei pace finché non fosse pubblicato".
Così Persio Falchi scriveva sulla "Forca" parecchi anni orsono per esprimere il suo concetto sulla Libertà dell'Arte, così io oggi ripeto sull'Iconoclasta! per esprimere il mio concetto sulla Libertà del Pensiero.
È un mio assoluto ed imperioso bisogno quello di lanciare fra la tenebra la luce turbinosa e sinistra dei miei pensieri e il sogghigno incredulo e beffardo delle mie idee sanguinanti che, orgogliose e superbe di mostrare le loro rigogliose e spregiudicate nudità, se ne vogliono andare libere per il mondo alla ricerca di virili amplessi. Nessuno può essere più rivoluzionario di quello ch'io sono, ma è appunto per questo che voglio lanciare il corrodente mercurio dei miei pensieri fra la senile impotenza degli eunuchi dell'Umano Pensiero. Non si può essere rivoluzionari a metà, né pensare a metà. Bisogna essere come Ibsen, rivoluzionari nel senso più completo e radicale della parola. E tale sento di essere io!

7.
La Storia, il Materialismo, il Monismo, il Positivismo e tutti quanti gli "ismi" di questo mondo sono ferri vecchi e rugginosi che non mi servono più e più non mi riguardano. Ho per principio la Vita, per fine la Morte. Voglio vivere intensamente la mia Vita per abbracciare tragicamente la mia Morte.
Voi aspettate la Rivoluzione! E sia! La mia è da molto tempo incominciata! Quando sarete pronti - Dio che lunghissima attesa! - non proverò disgusto a percorrere un tratto di cammino insieme con voi!
Ma quando vi fermerete io continuerò la mia marcia folle e trionfale verso la grande e sublime conquista del Nulla!
Ogni Società che voi costruirete avrà i suoi margini e sui margini di ogni Società si aggireranno i vagabondi eroici e scapigliati, dai pensieri vergini e selvaggi che solo sanno vivere preparando sempre nuove e formidabili esplosioni ribelli!
Io sarò fra quelli!
E dopo di me, come prima di me, ci saranno sempre di quelli che diranno agli uomini:
"Rivolgetevi dunque a voi stessi, piuttosto che ai vostri dei o ai vostri idoli: scoprite in voi ciò che è di nascosto: traetelo alla luce: rivelatevi!".
Poiché ogni uomo che frugando la sua intimità estrae ciò che vi è di misteriosamente nascosto è un'ombra che oscura ogni forma di Società vivente sotto i raggi del Sole!
Ogni Società trema quando l'aristocrazia sprezzante dei Vagabondi, degli Unici, degli Inaccessibili, dei dominatori dell'ideale, e dei Conquistatori del Nulla, spregiudicatamente si avanza. Orsù, dunque, o Iconoclasti, avanti!
"Già il ciclo gravido di presentimenti si oscura e tace!"

sabato 21 luglio 2012

NEL REGNO DEI FANTASMI

NEL REGNO DEI FANTASMI
Con pseud. Brunetta L’Incendiaria (R. Novatore) - da «Vertice», Arcola, 21 aprile 1921


***

Non esisteva che la Bellezza e la Forza
ma i bruti e i deboli inventarono, per
equilibrarsi, la Giustizia.

Raffaele Valente


Lo credevo un sogno pauroso ed invece è una realtà sanguinante. Sono assediato e compresso entro un duplice cerchio di ossessi e di pazzi.
Il mondo è una pestifera chiesa laida e melmosa ove tutti hanno un idolo da feticisticamente adorare ed un altare su cui sacrificarsi. Anche coloro che accesero il rogo iconoclastico per ardere la croce sulla quale l’uomo-dio stava inchiodato, non hanno compreso ancora né il grido della vita e né l’urlo della Libertà. Dopo che Gesù Cristo, dal fondo della sua leggenda, sputò sulla faccia dell’uomo il più sanguinoso oltraggio incitandolo a rinnegarsi per avvicinarsi a dio, venne la Rivoluzione Francese la quale - feroce ironia - fece lo stessissimo appello proclamando i “diritti dell’uomo”.
Con Cristo e con la Rivoluzione Francese l’uomo è imperfetto.
La croce di Cristo simboleggia la POSSIBILITÀ a diventare UOMO, i “diritti dell’uomo” simboleggiano la stessissima cosa.
Per raggiungere la vera perfezione bisogna divinizzarsi per il primo, umanizzarsi per la seconda. Ma l’uno e l’altra sono d’accordo nel proclamare l’imperfezione dell’uomo-individuo, dell’Io-reale, affermando che solo attraverso la realizzazione dell’ideale, l’uomo può assurgere alle magiche vette della perfezione.
Cristo ti dice: se tu salirai pazientemente il desolato calvario per poscia farti inchiodare sulla croce, diventando l’immagine di ME che sono l’uomo-dio, tu sarai la perfetta creatura umana degna di sedere alla destra di mio padre che è nel regno dei cieli. E la Rivoluzione francese ti dice: Io ho proclamato i diritti dell’uomo. Se tu entrerai devotamente nel chiostro simbolico della umana giustizia sociale per sublimarti ed umanizzarti attraverso i canoni morali della vita sociale, tu sarai un cittadino e ti darò i tuoi diritti proclamandoti uomo. Ma chi osasse gettare alle fiamme la croce ove appeso sta l’uomo-dio e le tavole ove stanno biecamente incisi i diritti dell’uomo per poi poggiare sul vergine e granitico masso della libera forza, l’asse epicentrico della propria vita, sarebbe un empio e un malvagio contro il quale si volgerebbero le sanguinose fauci dei due sinistri fantasmi: il divino e l’umano.
A destra le fiamme solforiche e sempiterne dell’inferno che punisce il PECCATO, a sinistra il sordo scricchiolio della ghigliottina che condanna il DELITTO.
La fredda e disanimata vigliaccheria della paura umana, germinata dalla teorizzazione d’un sentimento mistico e malato, è finalmente riuscita a trionfare sulla sana e primitiva INGIUSTIZIA istintiva e animata che era solo Forza e Bellezza, Giovinezza e Ardimento. Il progresso (?) e la civiltà (?), la religione (?) e l’ideale (?), hanno chiuso la vita in un cerchio mortale ove i fantasmi più biechi hanno eretto il loro viscido regno.
È ora di finirla! Bisogna spezzare violentemente il cerchio ed uscire. Se le chimere delle leggende divine hanno influenzato terribilmente la storia umana e se la storia umana vuole la mutilazione dell’uomo istintivo reale per seguire il suo corso: noi ci ribelliamo!
Non è nostra colpa se dalle simboliche piaghe di Cristo sono sprizzate delle purulente goccie di materia sul rosso disco dell’umanità, per poi generare su questa l’infettante marciume civile che proclamò i diritti dell’uomo.
Se gli uomini vogliono marcire nelle sistematiche caverne della putrefazione sociale si accomodino pure. Non saremo noi a liberarli! Ma noi amiamo il Sole e vogliamo contorcerci liberamente nello spasimo del suo caldo e violentissimo bacio.

***

Se mi guardo attorno mi vien voglia di vomitare. Da una parte lo scienziato a cui devo credere per non essere ignorante. Dall’altra il moralista e il filosofo dei quali devo accettare i comandamenti per non essere un bruto.
Poi viene il Genio che devo glorificare e l’eroe innanzi al quale devo inchinarmi commosso.
Poi viene il compagno e l’amico, l’idealista e il materialista, l’ateo e il credente e tutta un’altra infinità di scimmie definite e indefinite che vogliono darmi i loro buoni consigli e mettermi, finalmente, sulla buona via. Perché - naturalmente - quella su cui cammino io è una via sbagliata, come sbagliate sono le mie idee, il mio pensiero, il mio tutto. Io sono un uomo sbagliato. Essi - poveri pazzi – sono tutti pervasi dall’idea che la vita li abbia chiamati ad essere sacerdoti officianti sull’altare delle più grandi missioni, poiché l’umanità è chiamata a dei grandi destini...
Questi poveri e compassionevoli animali deturpati da bugiardi ideali e trasfigurati dalla pazzia, non hanno mai potuto comprendere il miracolo tragico e giocondo della vita, come non hanno potuto accorgersi mai che l’umanità non è affatto chiamata da nessun grande destino. Se qualche cosa avessero compreso di tutto ciò, avrebbero almeno imparato che i cosiddetti loro simili non hanno voglia affatto di rompersi l’osso spinale per cavalcare l’abisso che l’uno dall’altro separa. Ma io sono quel che sono, non importa cosa. E il gracidare di queste multicolori cornacchie altro non serve che a rallegrare la mia nobile e personale saggezza.
Non udite, o scimmie apostoliche dell’umanità e del divenire sociale, qualche cosa che romba al di sopra dei vostri fantasmi?
Udite, udite! È lo scrosciare saettante delle mie furibonde risate, che su, nell’alto rimbomba!

venerdì 20 luglio 2012

L’Omosessualità, l’Onanismo e gli Individualisti


Emile Armand – L’Omosessualità, l’Onanismo e gli Individualisti
Traduzione di Paolo Lambertini
La fine del XIX e l’inizio del XX secolo hanno visto nascere una nuova rivendicazione: quella della libertà di praticare e di esprimere le “anomalie sessuali”, fra le quali occorre annoverare l’OMOSESSUALITA O URANISMO, altrimenti detta inversione sessuale Il termine omosessuale è stato impiegato per la prima volta  da un medico tedesco che conosciamo sotto lo pseudonimo di Kertbeny. La parola greca HOMO, da cui ha origine il suo significato, vuol dire “stesso”, “simile”, e designa le relazioni intime che possono esistere fra individui dello stesso sesso, sia che si tratti di uomini o di donne, mentre la parola pederastia, come sodomia, è più specificatamente riservata alle relazioni sessuali fra uomini. Uno dei più eminenti collaboratori dell’Humanité Nouvelle, il celebre pensatore Edward Carpenter, trovava il termine “omosessualità”  improprio e avrebbe voluto rimpiazzarlo con quello di omogenia. Talvolta vengono anche usate le parole unisessualità e unisessuale.
Quanto al termine uranista, che deriva da Uranus e traduce il tedesco Urnung, è stato creato, prendendolo in
prestito da Platone, da Carl Heinrich Urlichs, assessore dell’Hannover, che, fin dal 1825, si era consacrato alla difesa dell’amore omosessuale. Ulrichs vedeva nell'Urnung un tipo particolare di individuo, in opposizione al Dionung (da Dione, madre di Afrodite), l’innamorato normale, eterosessuale, (dal greco heteros, altro).
Ragionando in termini di pura libertà, è evidente che non si può rifiutare ad un individuo il diritto di disporre del proprio corpo come vuole. Altrimenti, e ciò vale per l’omosessualità come per la masturbazione o la prostituzione, ci troviamo ad un passo dall’arbitrio e dall’incongruenza. Perché tollerare la prostituzione femminile e non quella maschile, perché autorizzare o proteggere la propaganda in favore della prostituzione femminile e proibire quella in favore della prostituzione maschile? Vi è qui un'illogicità flagrante che si comprende solo se ci si ricorda che i nostri costumi e la nostra legislazione sono regolati dalla concezione giudaico-cristiana dell’esistenza. Il fuoco celeste non ha forse distrutto le città maledette di Sodoma e Gomorra?
O la pratica dell’anomalia sessuale dipende dalla natura e dalla coscienza individuale o è un crimine. Se è un crimine è necessario spiegarne le ragioni.
L’uomo che riflette non si accontenta di parole come “contrario alla morale”, “ignobile”, “infame”, ma vuole sapere che cosa ci sia di delittuoso nel compiere un atto, qualunque esso sia, che non è accompagnato né da dolo, né da violenza. L’affermazione “ è perché è male” non corrisponde a nulla di scientifico né di logico per uno spirito votato alla libera riflessione e privo di pregiudizi.
Se “l’anomalia sessuale” dipende dalla natura e dalla coscienza individuale, le si conceda allora tutta la libertà di pratica e d’espressione. Se è una malattia, la si curi, dopo averci dimostrato che può essere guarita. Troppi uomini e donne omosessuali hanno mostrato una salute normale o un’intelligenza superiore alla media (ricordiamo filosofi, strateghi, uomini di Stato, artisti, poeti, letterati come Saffo, Sofocle, Socrate, Alcibiade, Platone, Pindaro, Fidia, Epaminonda, Virgilio, Alessandro, Giulio Cesare, Augusto, Michelangelo, Sodoma il pittore, lo scultore belga Jérôme Duquesnoy, Giulio II, il gran Condé, il principe Eugenio, Platen, Winckelmann, Kirkegaard, Hans Andersen, Walt Whitman, Renée Vivien, Paul Verlaine, Oscar Wilde, Adelsward-Fersen, Jean Lorrain, Marcel Proust, l’attore Max, l’industriale Krupp, ecc.) perché si possa parlare nei loro confronti di un decadimento della produzione cerebrale o di un’alterazione delle funzioni organiche.
Il fatto che esistano degli animali unisessuali, anche allo stato libero (fra i cervidi, i canidi, gli ovipari, i gallinacei, i palmipedi, i colombi, fra certi imenotteri e coleotteri) dovrebbe far riflettere due volte quelli che parlano di malattia. Osservandoli, risulta infatti che le funzioni relazionali e di nutrizione, ecc.., sono regolari.
Su quarantanove casi d’omosessualità umana studiati molto accuratamente dal sessuologo Havelock Ellis, trentuno godevano di buona, se non eccellente, salute; quattro o cinque casi mostravano dei segni evidenti di una cattiva salute, cosa che rientra nella norma.
Tenendo conto di tutte queste considerazioni e di molte altre, Havelock Hellis ha potuto affermare che l’anormale sessuale non era un malato (né l’anomalia sessuale una malattia), che si trattava molto semplicemente di un individuo appartenente alla specie umana e che la parola degenerazione, che appartiene al linguaggio giornalistico, non aveva alcun valore scientifico. Ugualmente, nelle sue ultime opere, il famoso psichiatra Krafft-Ebing, che ha analizzato centinaia e centinaia di casi, ha riconosciuto che l’anomalia sessuale non è né una malattia né una degenerazione fisica. Ch. Feré ha paragonato l’inversione congenita al daltonismo (per esempio, l’insensibilità ai raggi verde-rosso); Kurella considera l’invertito una forma di transizione tra l’uomo o la donna completi e il vero ermafrodita; Albert Moll, altro celebre sessuologo, ha riconosciuto che non era possibile provare che gli invertiti fossero dei nevrotici. Mettendosi da un altro punto di vista, completamente diverso da quello scientifico, Goethe aveva già scritto, riguardo all’omosessualità: “Essa è nella natura, sebbene sia contro natura”.
Il Dr. Gregorio Maranon afferma chiaramente: “L’invertito non è più responsabile della sua anomalia di quanto non lo sia un diabetico della sua glicosuria”. (L’Evolution de la sexualité et les états intersexuels). A priori, è logico ammettere che l’uomo che si sente attratto da un altro uomo sia sottomesso ad una influenza erotica di tipo femminile, e che una donna dalla tendenza omosessuale sia influenzata da un eccesso di virilità (idem).
Un dettaglio curioso è il fatto che, in genere, la dentatura dei maschi omosessuali è più piccola di quella degli uomini normali, ma più grande di quella delle donne. (Dr.Doblowsky, secondo The British Dental Journal). L’omosessualità si manifesterebbe dunque fin dalla giovane età 1.
Da tutto ciò, risulta che gli anormali sessuali sono soprattutto vittime dell’ostilità sociale, essendo la maggioranza normale ancora troppo ignorante per comprendere che l’anomalia sessuale, nella maggior parte dei casi d’inversione vera, è un fenomeno congenito (e non acquisito).
Dalle osservazioni storiche risulta che l’inversione sessuale è stata conosciuta in ogni epoca. Gli Egizi attribuivano l’omosessualità ai loro dei Horus e Thot. Secondo il dotto Aristotele, per esempio, essa avrebbe dovuto essere ufficialmente incoraggiata per porre rimedio alla sovrappopolazione nell’antica Creta.
D’altronde, sembra che l’opinione pubblica sia passata attraverso tre stadi. Nel primo, l’omosessualità è permessa o proibita, come un problema legato alla popolazione. Nel secondo, la questione si trasferisce sul terreno religioso, e diventa un sacrilegio (cristianesimo). Nel terzo, è solo un Affare di gusto, di estetica: non piace alla grande maggioranza e piace a una piccola minoranza. “Non vedo - scrive Havelock Ellis - come si possa criticare questa attitudine estetica. Essa non deve cadere sotto i colpi della legge, dal momento che la legge non può fondarsi sul disgusto che possiamo provare per un atto… Le opinioni estetiche, come quelle politiche, sono al di fuori della legge. Un atto non è criminale perché è disgustoso… E’su questa confusione che si basa la legislazione sull’omosessualità, e tutto questo mostra, inoltre, che anche l’opinione pubblica deve dissociare queste questioni”. Se “modificare l’istinto di un invertito, è gettarlo nella perversione” (Ch. Féré), l’intervento legale non risolve assolutamente nulla. Parliamo solo per ricordarle, delle suggestioni di Schrank-Notzing che voleva affidare alla prostituzione femminile delle case chiuse la guarigione degli invertiti!2
In un periodo relativamente recente, l’omosessualità "era un vizio vergognoso e ripugnante, da prendere con le molle, da affrontare con ogni sorta di precauzioni; oggi è un fenomeno psicologico e medico-legale di una tale importanza sociale che dobbiamo esaminarlo con franchezza e apertamente” (Havelock Ellis). “Fra le personalità etiche o religiose ed in generale fra gli individui dotati di un forte istinto morale, esiste una tendenza verso le forme superiori del sentimento omosessuale” (idem). Il filosofo del Pragmatismo, William James, ha perfino espresso l’opinione che la maggior parte degli uomini possedessero il germe potenziale dell’inversione sessuale.
Persino il grande pubblico ha finito con l’interessarsi al problema. I cinquemila esemplari della prima edizione del Corydon di André Gide, non sono forse andati a ruba con una innegabile rapidità?

*
La legge comunque interviene in due modi differenti, a seconda del paese.
Nei paesi detti “di cultura latina”, ci si conforma, in genere, al Codice Napoleonico che non interviene nei casi d’inversione sessuale, a meno che non vi sia l'aggravante dell'oltraggio al pubblico pudore, della violenza o della mancanza di consenso, qualunque sia il grado dell’atto consumato, o se una delle parti è un minore o incapace di dare il suo consenso. È il diritto comune. Questo punto di vista del Codice Napoleonico, dovuto all’anziano Direttore Cambacérès, è adottato in Belgio, Spagna, Francia, Olanda, Italia3, Portogallo, nelle colonie e nell’America ispano-portoghese.
In Germania, nei paesi anglo-sassoni e in Russia (prima della rivoluzione) l’inversione in quanto tale è considerata un crimine.
In Inghilterra ogni coito anale con una donna, con un uomo o un animale è passibile di lavori forzati a vita, o, come minino, di due anni di "hard labour". Il Criminal Law Amendment Actn del 1885 punisce ugualmente ogni atto di volgare indecenza fra uomini, anche se commesso in privato, con una pena non superiore ai due anni, con o senza lavori forzati. Sembra che vi sia stato un giudice inglese che abbia rimpianto che questo Act non comportasse la pena di morte! Gli Stati Uniti seguono l’Inghilterra e la pena può giungere fino ai venti anni di prigione.
In Germania esiste il famoso paragrafo 175 del Codice Penale che prima si applicava solo “all’atto” simile al coito anale; lo si è peggiorato aggiungendoci l’addizione dei “movimenti” simili, addizione ovviamente molto arbitraria.
In Russia, la legge zarista, in seguito addolcita, infliggeva all’omosessuale la privazione dei diritti politici e l’esilio in Siberia 4.
Esaminiamo qual'è stato l’effetto della repressione legale. Essa non ha avuto alcuna influenza sulla “diffusione” dell’inversione sessuale, neppure nei paesi anglo-sassoni; essa ha semplicemente rovinato per sempre dei disgraziati incapaci di reagire contro il soggiorno in prigione e l’ambiente dei penitenziari (un esempio sorprendente è quello di Oscar Wilde). In Germania, i partigiani della “amicizia maschile” hanno reagito con vigore; hanno i loro giornali - Der Eigene, il cui editore, Adolf Brand, è un uomo dalle idee molto liberali, Die Freundschaft, ecc..- le loro associazioni, i loro club. Quanto al paragrafo 175, naturalmente è servito di pretesto per molti ricatti e, con l'apparenza di salvaguardare la morale, ha favorito la truffa. La sua abolizione è stata reclamata, e lo è ancora, da personalità eminenti (fra le quali il grande socialista Bebel).
A Parigi è stata pubblicata, per un po’di tempo, una rivista sull’amicizia maschile, Inversions, continuata sotto il titolo di L’Amitié, soppressa in seguito ad un intervento parlamentare e ad un’azione giudiziaria, la cui chiusura avrebbe potuto sollevare maggiori proteste. Ci è parso che i fondatori di questa rivista, che per il suo prezzo elevato escludeva il grande pubblico, non abbiano reagito con le stessa energia dei loro compagni d’oltre Reno.
Bisogna anche dire che alcuni invertiti sessuali – e ve ne sono troppi – esagerano, affermando in maniera elogiativa che l’amore omosessuale è superiore al normale amore eterosessuale, come vediamo in alcune produzioni letterarie 5. Ci stato inviato, non molto tempo fa, un piccolo romanzo tedesco, intitolato Die Lebensgeschichte eines einfachen Mannes (Storia della vita di un uomo semplice), pieno di idee generose, perfino rivoluzionarie, ma dove l’esaltazione delle virtù delle unioni omosessuali appare veramente esagerata. Questo indispone anche i più favorevoli all’uranismo. Citerò qui un poema di Edward Carpenter, di cui si è parlato sopra, filosofo ma anche sociologo anarcoide, discepolo di Walt Whitman, e che non è stato mai sospettato di essere lui stesso un invertito. Questo poema intitolato: “Oh figlio di Urano” tratto da Vers l’Affranchissement (traduzione di M.Senard), Parigi 1914, è una vera glorificazione del “terzo sesso”: “Oh figlio di Urano che erri e passi attraverso le epoche, Essere oscuro, sempre lo stesso fin dai tempi più lontani del mondo, Figura strana e tenera, piena di grazia e di pietà, Respinta tuttavia, proscritta dagli umani.
La tua anima di Femmina si incarna in un corpo di Uomo La tua anima così dolce, graziosa, fiera e completa in se; ( Adamo, forse, era così prima che Eva fosse estratta da lui?)
Dell’uomo tu hai la forza che agisce e la fierezza che soffre senza dire una parola, Come la donna tu sei sensibile fino alle ultime fibre del tuo essere; Misterioso, due volte nato, due mondi ti sono aperti, Iniziato al mistero del loro sapere segreto, Tu susciti l’amore dell’uomo e quello della donna.
Ti vedo mentre discendi il corso dei Secoli, Le donne, davanti a te, rompono i loro vasi d’alabastro, ungono e baciano i tuoi piedi e benedicono il seno che ti genererà, Mentre sul tuo petto, le labbra unite, con te Riposa il tuo giovane compagno.
Signore dell’amore che regna su questo mondo che cambia sempre, Che supera tutti gli amori parziali, che è uno e completo, l’amore-madre e l’amore-sesso confusi, Io ti vedo mentre cammini solitario attraverso i secoli.
Attraverso il mondo degli uomini, Mentre salvi, liberi, attiri tutti gli esseri verso di te, Tuttavia proscritto, calunniato, mostrato a dito, dalla folla ignorante, Incompreso, crocifisso.
Figlio diletto del cielo, pellegrino doloroso nell’arido deserto delle civiltà, Vicino è il giorno in cui, da questa notte dei tempi, Il tuo viso sorgerà, circondato di gloria “.

*
E’ solo dopo il 1870 che l’inversione sessuale è stata studiata in maniera scientifica e razionale. Possiamo attribuire a quattro cause l’esistenza dell’omosessualità.
1) Ereditata o congenita (gli invertiti-nati). Nel “ Progres Médical” del 10 gennaio 1925, il Dr. St-Paul, il più eminente degli esperti francesi che si sono occupati del problema, ha definito l’inversione (quella vera) il prodotto di una struttura o di condizioni anteriori alla nascita. Secondo la statistica compilata da Hirschfeld (riguardo la Germania), vi sarebbe l’1,5% di omosessuali puri, il 3,9% di bisessuali, mentre il resto degli esseri umani sarebbe composto da individui normali. Secondo Havelock Ellis vi sarebbe, in Inghilterra, il 5% di invertiti, la maggior parte diffusi fra le classi liberali e istruite. Non crediamo che queste statistiche (né altre) siano conclusive 6.
2) La razza. Nelle sue Arabian Nights, Richard Burton aveva fissato la sua famosa “Zona Sotadica” che comprendeva il mezzogiorno della Francia, la Spagna, l’Italia, la Grecia, le coste mediterranee dell’Africa, l’Asia anteriore fino al Kashmir, al Turkestan, al Gange, poi il Giappone, la Cina, l’Oceania e il Nuovo Mondo dove, prima dell’arrivo degli Europei, la pederastia era una pratica corrente. Richard Burton pretendeva che all’interno di questa zona l’inversione sessuale fosse considerata come un peccato di poco conto, mentre al di fuori di essa costituisse un reato. Tutto questo corrisponde all’incirca alla situazione della legislazione in materia d’omosessualità, ma non si fonda su nessuna base scientifica, dal momento che gli anglosassoni e gli slavi forniscono un contingente importante all’omosessualità.
3) La suggestione7.Non siamo molto informati sul ruolo svolto dalla suggestione sull’omosessualità. Sui quaranta casi studiati da Havelock Ellis, tredici indicherebbero che un avvenimento o un ambiente particolare abbia deviato, durante l’infanzia, l’istinto sessuale verso l’omosessualità; e, ancora, in almeno uno o due casi, vi era una predisposizione molto marcata.
4°) La privazione della normale soddisfazione dei bisogni sessuali. Bouchard, nelle sue “Confessions” (1861); Sainte Claire Deville, nella sua relazione su “L’Internat et son influence sur l’éducation de la jeunesse”; Balzac, nella “ Dernière incarnation de Vautrin”; Dostoïewski, nei suoi “Souvenirs de la Maison des Morts”; A.Hamon nella “Psycholgie du Militaire professionel”; Lucien Descaves, in “Sous-Offs”; G. Darie, in “Biribi”, ci hanno descritto magistralmente la maniera in cui la promiscuità maschile, nei convitti, nelle caserme, nei luoghi di prigionia e deportazione, ecc, favorisse, sviluppasse, accentuasse la tendenza omosessuale. Nelle sue Prison Memoirs of an Anarchist, il rivoluzionario Alexander Berkman racconta nella seguente maniera la nascita, in prigione, di un amore unisessuale, che disgraziatamente non ignora affatto l’esclusivismo e la gelosia che rovinano gli amori eterosessuali volgari: “Un giorno, mentre attraversavo l’atrio, notai un giovane adolescente che si trovava da poco nel penitenziario. Le sue guance rosse, la sua fisionomia dolce e le sue fresche labbra mi ricordarono una ragazza che frequentavo prima di sposarmi. In seguito mi sorpresi frequentemente a pensare a lui. Non mi ispirava alcun desiderio, salvo quello di fare la sua conoscenza e di fare la sua amicizia. Entrai dunque in relazione con lui, e quando seppe che ero medico, venne spesso a consultarmi per un mal di stomaco di cui soffriva. Il dottore della prigione insisteva a prescrivere al povero ragazzo sali e droghe… Ebbene, Alex, riesco appena a crederlo, ma mi ero talmente affezionato a questo ragazzo che mi sentivo infelice, quando passava un giorno senza che lo vedessi.
Rischiavo di tutto pur di raggiungerlo.
Ero allora un “ausiliare” e lui svolgeva una funzione subalterna in una galleria superiore del carcere.
Avevamo spesso l’occasione di incontrarci. Lo interessai alla lettura, gli davo dei consigli su quello che doveva leggere, dal momento che non sapeva come passare il tempo che gli restava libero. Aveva un bel carattere, questo giovane, era intelligente e dotato di uno spirito molto vivace.
All’inizio, provavo per lui solo una preferenza, ma questo sentimento aumentò talmente che mi era impossibile pensare ad un essere femminile. Non fraintendetemi, Alex, non cercavo quello che viene chiamato, in questi ambienti, “una donna”; vi giuro che gli altri ragazzi non mi attiravano in nessun modo, ma questo adolescente – si chiamava Floyd – mi era diventato così caro da regalargli tutto ciò che potevo procurarmi. Avevo un buon sorvegliante che mi portava dei frutti e altri dolciumi; sarei morto di fame piuttosto che non portarli a Floyd. Vi ricordate dei miei sei giorni passati in cella? Ebbene, fu a causa di questo ragazzo: aveva infranto non so quale regolamento e feci cadere la colpa su di me. E l’ultima volta – mi
hanno messo ai ferri per nove giorni – avevo colpito un uomo se l’era presa con Floyd che, piccolo di statura
com'era, era incapace di difendersi.
Allora non me ne rendevo conto, ma ora capisco che ero, molto semplicemente, innamorato di questo ragazzino; ferocemente, selvaggiamente innamorato. Questo avvenne del tutto gradualmente. Per due anni lo amai, senza che intervenisse il minimo retro pensiero sessuale; fu l’affetto più puro della mia vita. Mi assorbiva completamente e gli avrei sacrificato la mia esistenza se fosse stato necessario. Gradatamente, si manifestarono tutte le espressioni d’amore in uso fra sessi opposti. Mi ricordo del suo primo bacio: era un mattino, di buon ora, gli altri ausiliari erano fuori ed ero corso fino alla sua cella per dargli dei dolciumi. Egli passò le due mani fra le sbarre, mi attirò a se e premette le sue labbra contro le mie. Vi assicuro, Alex, che non avevo provato in vita mia una sensazione così deliziosa. Sono passati cinque anni, ma ogni volta che ci penso, il mio intero essere trasale.
Quella carezza giunse spontaneamente, non l’aspettavo; i nostri occhi si incontrarono, sembrava che ci attirasse una calamita. Mi disse di provare per me un grande affetto. È da allora ci innamorammo. Giunsi a trascurare il mio lavoro e a rischiare grosso per cogliere l’occasione di tenerlo tra le mie braccia e baciarlo.
Sono stato estremamente geloso, per quanto senza motivo. Sono passato attraverso tutte le fasi di un amore appassionato. Con la differenza, tuttavia, che sentivo ritornare l’antico disgusto al pensiero di un contatto sessuale reale. Non arrivai affatto fino a quel punto, mi sarebbe sembrato di profanare sia Floyd che il mio affetto. In seguito, questa sensazione svanì e desiderai avere con lui dei rapporti sessuali. Mi disse di amarmi abbastanza da fare questo per me, sebbene non lo avesse mai fatto prima. Era in effetti il suo primo soggiorno in prigione. Malgrado tutto, non potei decidermi: amavo troppo quel ragazzino. Forse tutto questo vi farà sorridere, Alex, ma si trattava di amore, di amore vero.
Quando Floyd fu trasferito inaspettatamente in un'altra ala del penitenziario, se avessi potuto ancora stringere la sua mano o baciarlo, mi sarei considerato l’uomo più felice del mondo. Tutto ciò vi fa sorridere?
– osservò, interrompendosi bruscamente con una punta di ansia nella voce. – No, George, non vi prendo affatto in giro. Vi ringrazio della vostra confidenza. Confesso di aver provato un tempo lo stesso orrore e lo stesso disgusto per queste cose che voi stesso avete detto di provare, ma ora ho un’opinione del tutto differente.
- Sono felice di sentirvi dire questo. Spesso mi sono sentito sconvolto, mi sono domandato se si trattava di vizio o di qualcos'altro. Ma non potevo confidarmi con nessuno, dal momento che tutti qui prendono le cose in un senso vile e volgare. Sapevo tuttavia, nel mio intimo, che si trattava di una emozione sincera e pura.
- Ebbene, George, a mio avviso, è un sentimento molto puro. Puro quanto l’amore che si prova per una donna. Avevo qui un amico di nome Russel; forse ve ne ricordate. Non provavo alcuna passione fisica per lui, ma credo di averlo amato per quanto mi fosse possibile. La sua morte fu per me uno choc terribile.
Rischiò di rendermi pazzo.
Silenziosamente, Georges mi tese la mano".
Partendo dal fatto che l'oggetto erotico di numerosi omosessuali non è precisamente l'uomo, in quanto prototipo virile, ma piuttosto l'efebo, l'adolescente, prima della sua completa definizione sessuale, è stato possibile affermare che, nella maggior parte dei casi, la sessualità degli invertiti maschi assomiglia più alla sessualità infantile che a quella femminile. È vero che nella psicologia e nei caratteri generali dell'invertito, troviamo frequentemente molto puerilismo. Sappiamo quanto C. Spiess abbia attinto dall'adolescente come oggetto della libido omosessuale per creare la sua dottrina.
*
Il maschio normale mostra spesso un’ostilità feroce nei confronti dell'omosessualità maschile, mentre si mostra molto più indulgente nei confronti delle donne omosessuali (lesbiche, saffiche, tribadi) che la lingua hindi designa con cinque parole diverse. Dal momento che si tratta del "bel" sesso, è portato a considerare questa anomalia come un peccatuccio. Occorre far notare che l'omosessualità femminile, rispetto alla maschile, non è stata studiata con altrettanta cura e dettagli; la documentazione è lontana dall'essere così vasta e gli specialisti ottengono una confessione più facilmente da un uomo che da una donna. Esistono probabilmente molte più donne che "convivono" che uomini; le consuetudini lo tollerano più facilmente.
Possiamo attribuire l'omosessualità femminile, a parte la tendenza viriloide, a due cause principali: 1) "La diffusione delle zone erogene nel corpo femminile, che rendono la donna così sensibile alle carezze, così come la lentezza del suo orgasmo, sono dei fattori singolarmente sensibili al lesbismo"; 2) L'estrema precarietà o l'assenza dell'istinto materno ( questo richiede un supplemento di prove).
Fra le opere che l'omosessualità maschile e femminile hanno ispirato citiamo: La Religiuese, di Diderot; Mademoiselle de Maupin, di Théophile Gautier; Parallèlement, di Paul Verlaine; Les Chansons de Bilitis, di Pierre Louys; Sébastien Roch, d'Octave Mirabeau; La Confusion des sentiments, di Stephan Zweig; Platoniquement, d'Axerios; Escal Vigor, di Georges Eckhoud; l'Enfant Blond, di Henry Marx; Lucien, di Binet- Valmer; Le responsabile, di Lang; Sodome et Gomorrhe, di Marcel Proust; Les Petits Messieurs, di Francis de Miomandre; Jésus la Caille, di Francis Carco; Les Adolescents, di Jean Rodes; Les Adolescents Passionnés, d'Albert Nortal; Le Vice Mortel, di Jules Hoche; La Fille Manquée, di Han Ryner; La Nouvelle Sodome, d'Edmond Fazi; La Debauche, di Birabeau; Ce qu'on ne doit, dramma di Schepper-Becker; Narkissos le nouveau Werther, romanzo di Otto Kieffer; Semiramis, romanzo di Peter Hill (tutti e tre in tedesco); Nero and Sporus, dramma in inglese; L'Ange de Sodome, romanzo spagnolo di Hernandez Cata.
E tanti altri, compresi quelli di André Gide.
L'atteggiamento degli anarchici individualisti nei confronti dell'omosessualità è privo di pregiudizi, di partiti presi; esso concilia il punto di vista scientifico con il più assoluto rispetto della libertà individuale. Nel numero 15 di l'En dehors (nuova serie), il filosofo e romanziere individualista Han Ryner ha dichiarato che le cause delle perversioni sessuali gli apparivano "molteplici, complesse, intricate". "Gli ostacoli alla soddisfazione sessuale normale sono numerosi - aggiunge - ma la piena libertà diminuirà queste fantasie meno di quanto si creda. Non trovo d'altronde nulla di colpevole in queste ricercatezze, se tutti i partecipanti sono nell'età della ragione e se nessuno è stato costretto". Un altro filosofo individualista, l'esteta Gérard de Lacaze - Duthiers, come risposta ad un’inchiesta sulla sessualità, ha scritto: " Sono contro tutti i tabù sessuali. Sono a favore di ogni liberazione. Non mi spaventa nessuna unione di ordine sentimentale o erotico, poiché ritengo che ogni individuo ha il diritto di disporre del proprio corpo come più gli piace e di abbandonarsi a certe esperienze".
Tutto sommato, logici e conseguenti, gli anarchici individualisti negano che tocchi alla legge e all'autorità intervenire. I casi d'inversione congenita riguardano gli omosessuali stessi; coloro che sono veramente dei malati, se ciò viene provato, rientrano nel campo della patologia e per nulla in quello delle sanzioni disciplinari. Riconoscono agli omosessuali il diritto di associarsi, di pubblicare giornali, riviste e libri per esporre e difendere i loro casi e per accogliere gli uranisti che non sanno di esserlo.
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Ci sentiremmo in colpa se non citassimo le seguenti annotazioni fatte dal celebre medico olandese Dr. J. Rutgers sul coito anale, nel suo Traité sur la vie sexuelle (traduzione inglese del Dr. Norman Haire): "E' un costume ripugnante per noi, ma lo si teneva in gran conto nell'antichità, ed è ancora considerato degno di onore in numerose parti del mondo. Secondo la concezione che vigeva in Oriente, può darsi che questo atto fosse considerato - animisticamente parlando - come qualcosa che dava origine alla forza d'animo, senza contare che spesso è stato considerato un simbolo della massima unione amorosa, la massima espressione della passione. Inoltre, in numerosi casi, è solo una ossessione che nasce sporadicamente, la cui origine risale alla nostra infanzia, quando eravamo dei testimoni attoniti e inconsapevoli degli accoppiamenti degli animali.
Non generalizziamo. Per quanto concerne le donne omosessuali che costituiscono probabilmente la maggioranza degli omosessuali, queste teorie non sono applicabili. E l'esperienza dei maschi omosessuali ci mostra che questo modus vivendi non offre, dopotutto, tutti quei vantaggi che pretende di avere.
Non esiste un organo fisico o un metodo che possa essere impiegato come stimolante, di cui, a un dato momento, non ci serviamo. Anche negli eterosessuali, i rapporti anali non sono sconosciuti, anche se a titolo preventivo; non possiamo dunque considerarli come caratteristici dell'omosessualità.
Federico il Grande affermava che ciascuno doveva essere felice a modo suo. Se i rapporti vaginali, considerati i più decorosi non solo perché sono una fonte di piacere, ma anche perché sono indispensabili alla fecondazione, manterranno sempre la loro posizione privilegiata, ciò non vuol dire che, nel caso fossero impraticabili, non si otterrà lo stesso godimento con altri mezzi, inoffensivi, a condizione che lo stimolante erotico sia abbastanza forte. L'essenziale, nella funzione sessuale, è il contatto. Poco importa quale dei poli del corpo sia attirato verso l'altro. L'estasi fisica non dipende da dettagli così insignificanti".
II
Sappiamo che la parola ONANISMO ha la sua origine in un passo di uno dei libri sacri cristiani (Genesi, XXXVIII, 8-10) in cui si parla di un certo Onan "che gettava il suo seme per terra quando si accostava alla moglie di suo fratello, con lo scopo di non dare una discendenza al fratello". Si sa ugualmente che fra gli antichi Ebrei la consuetudine voleva che la vedova andasse in sposa al cognato e che il primogenito, nato dal loro rapporto, prendesse il cognome del defunto. Per una ragione che ignoriamo, Onan si ribellò contro questa regola e "siccome ciò che faceva dispiacque all'Eterno", Egli lo fece morire. Sebbene risalga a questo versetto tutto l'obbrobrio di cui l'onanismo è stato oggetto nel mondo influenzato dal cristianesimo, non vi è nessuna rassomiglianza fra l'onanismo in quanto l'auto-soddisfazione sessuale e l'atto rimproverato a Onan, che rientra nel campo del coito interrotto.
Oggi, si intende per "onanismo" ogni soddisfazione sessuale che ci procuriamo da noi stessi, sia coscientemente che incoscientemente. Si impiega come sinonimo inesatto il termine "masturbazione" (da due parole latine: manus, mano e struprare, eiaculare). Ci si serve anche del termine "piacere solitario". Il polacco Dr. Kurkiewicz aveva proposto la parola "ipsation" dal latino ipse, se stesso). In genere, tutti i procedimenti impiegati per procurasi dei godimenti sessuali con l'aiuto della mano o di un oggetto qualsiasi sono inglobati sotto il termine di "auto-erotismo", che va dai voluttuosi sogni diurni all'auto-manipolazione sessuale.
L'auto-erotismo non è specifico dell'uomo: i cervi, i montoni, le scimmie, gli elefanti stessi si masturbano.
Come per l'inversione sessuale, l'opinione pubblica ha modificato il suo giudizio nel corso dei secoli. I Greci vi davano poca importanza; Diogene il cinico ricevette persino le congratulazioni del filosofo Crisippo (secondo Plutarco) per essersi masturbato in pieno mercato. L'etica cristiana si oppose alla masturbazione, come a tutti gli altri atti sessuali, cosa che ebbe come risultato di aumentarla considerevolmente. D'altronde la casistica teologica è abbastanza accomodante e alcuni teologi cattolici, come il gesuita Gury, hanno permesso alle donne sposate di masturbarsi. L'opinione moderna è quella di Rémy de Gourmont, che scrive "dopo tutto, l'onanismo fa parte dei gesti naturali. Una conclusione differente sarebbe più gradevole, ma migliaia di individui protesterebbero su tutti gli oceani e sotto i canneti di tutti i fiumi" e dello sessuologo italiano Venturi che ha dimostrato che "l'apparizione della masturbazione all'epoca della pubertà è un momento nello sviluppo della funzionalità dell'organo che è lo strumento necessario della sessualità".
Il punto di vista dei popoli nordici, influenzati dal puritanesimo protestante è certamente meno generoso.
Tuttavia, i fenomeni autoerotici sono ineluttabili, dato l'artificiosità innaturale della nostra vita e, come ricorda Havelock Ellis, appena si incomincia ad impedire all'impulso sessuale di esprimersi liberamente, i fenomeni autoerotici si manifestano forzatamente da ogni parte. La cosa più saggia dunque, conclude l'eminente sessuologo inglese, è riconoscere l'ineluttabilità di questi fenomeni a causa della perpetua costrizione della vita civilizzata.
Le Progrès Médical del 10 gennaio 1925, conteneva uno studio molto notevole di Raymond Hamet sulla masturbazione, dal quale risultava che, malgrado l'opinione corrente, "l'onanismo non ha le terribili conseguenze che gli si attribuiscono comunemente" (Camus). Dal punto di vita degli effetti sull'apparato urogenitale "è assolutamente simile a quello del coito" (Orlowski). "La masturbazione è infinitamente meno pericolosa del coito interrotto". "Il trauma nervoso è più intenso durante il rapporto con una donna" (W. Erb).
"La fatica muscolare è molto maggiore nel coito che nella masturbazione" (Hammond). "Anche l'eccessiva masturbazione praticata all'avvicinarsi della pubertà non ha, in genere, alcuna influenza sullo sviluppo degli organi genitali". In breve, conclude l'autore di questo articolo estremamente documentato "se questa perversione è spiacevole dal punto di vista sociale, non sembra procurare alcun inconveniente sull'individuo".
Tutto ciò non è nuovo. Galeno aveva già detto che Diogene, masturbandosi, evitava gli inconvenienti della ritenzione seminale. "Goethe, Gogol e numerosi altri uomini di genio avevano praticato la masturbazione" e "l'esperienza di tutti i giorni dimostra che degli individui di notevole intelligenza hanno fatto, nella loro giovinezza, un uso spesso smodato di questa abitudine considerata così pericolosa". "Lo splendore intellettuale dispiegato da quella celebre vittima della masturbazione che fu Rousseau sarebbe assolutamente paradossale se si prestasse fede alle descrizioni che alcuni autori hanno dato dell'ebetudine mentale e della stupidità che derivano da questo vizio". (G. F. Lydston).
Tutte le prevenzioni mediche contro la masturbazione provengono da un libro intitolato "Onania", apparso, all'inizio in latino, nel 1760 e dovuto al Dr. Simon André Tissot, di Losanna, e poi tradotto in inglese da un ciarlatano di nome Bekkers con l'aggiunta or the hainous sin of self pollution ovvero "l'odioso peccato dell'auto-polluzione". Questa traduzione è stata ripudiata da Tissot come inesatta. Comunque sia, questo libro attribuiva all'onanismo delle terribili conseguenze: indebolimento dell'intelligenza, perdita della memoria, oscuramento della percezione, stato demenziale, perdita della forza fisica, interruzione della crescita, dolori fisici, apparizione di tumori, di eruzioni veneree, impotenza riproduttiva, alterazione dello sperma, disturbo delle funzioni intestinali. Questo Bekkers proponeva una droga che doveva guarire coloro che l'avessero comprata da tutti i mali da cui erano minacciati,. Per un intero secolo, numerosi autori si sono limitati a copiare servilmente l'adattamento di Bekkers. Fu solo nel 1872, con Christian, che ci si mise a riesaminare la
questione nel suo insieme.
Nel 1929 le edizioni "Universitas" di Berlino hanno pubblicato un opera intitolata Onanie, weder Laster noch Krankheit - "L'onanismo, né vizio né malattia" - il cui autore, un medico di Berlino molto documentato, il Dr. Max Hodann, esamina il problema dell'autoerotismo liberandolo dai pregiudizi d'ordine religioso e medico, citando in epigrafe del suo volume questa frase del Dr. Wilhelm Steckel, tratta dalla sua opera su L'Onanisme et L'Homosexualité: "Tutti i misfatti attribuiti all'Onanismo esistono solo nella fantasia dei medici!
Tutti i torti che gli vengono imputati sono dei prodotti artificiali della Medicina e della Morale dominanti che, da duemila anni, conducono una battaglia accanita contro la sessualità e tutte le gioie della vita".
Negare la sessualità e i desideri sessuali del bambino dopo Freud, Hirschfeld, Havelock Ellis, Madame de Randenborgh, Friedung, Pfister, ecc., è impossibile. E l'autoerotismo fornisce uno sfogo a questi desideri. Il Dr Felix Kanitz, di Vienna, ha interrogato cinquanta bambini dai dieci anni in su, che seguivano un corso di educazione, sui particolari della loro vita sessuale. Quarantadue hanno risposto che si abbandonavano alla masturbazione; per quanto concerne i ragazzi e gli adulti, Mairowsky ammette che l'88% si dedicano all'autoerotismo, Julien Markuse, il 93%, Dueck il 90%, Oscar Berger, nel 1876, scriveva che ogni adulto, senza eccezione, ha praticato l'autoerotismo. Steckel afferma che tutti gli esseri umani praticano l'onanismo.
Questa regola non ammette nessuna eccezione, dal momento che esiste, come ciascuno sa, un onanismo incosciente. Secondo Max Hodann, fino a 20 anni, il numero degli onanisti maschili supera quello delle femmine; dopo i 20 anni, è questa ultima categoria che prevale. Questo deriva in parte dalle delusioni provate dalla donna nel matrimonio o dal suo astenersi dai rapporti sessuali, sia per conformarsi alla morale corrente, sia per ragioni economiche. Sempre secondo Max Hodann, i danni attribuiti alla masturbazione sono causati sia dall'astinenza sessuale, sia da una psicosi la cui origine risiede nella condanna da cui essa è stata colpita da parte di medici irriflessivi e laici senza coscienza, come per esempio gli animatori della Croce Bianca o altre leghe per la purezza, dove si considera la masturbazione un peccato; secondo il medico berlinese, invece, " l'onanismo in quanto fenomeno è naturale é senza pericoli". La pratica presenta pericoli solo se il cervello, ossessionato dal pensiero che tutto ciò è un male e una tara, crea uno stato di ansia, al quale non può sfuggire chi, spinto dalla natura verso certi gesti, li compie immaginandosi che sono riprovevoli. Questa ossessione è curabile se, facendo tabula rasa dei libri, trattati, sermoni, raccomandazioni di uomini ostili ai dati della moderna psicologia, facciamo constatare che l'onanismo non ha nulla a che vedere con la morale, che non è né un vizio né una malattia, che è il destino di tutti gli uomini e che solo L'ABUSO è da evitare e da rifuggire, come in tutti i piaceri sessuali (di qualsiasi tipo).
Che i preti e i legislatori condannino le "anomalie" sessuali, lo si capisce, ma che dei medici, degli psichiatri, degli uomini di scienza, confermino questa condanna, è davvero sorprendente. Nello studio del dottore o dello psichiatra, nel laboratorio del fisiologo, non vi è spazio per la fede o per la morale. Per la verità, troppi uomini di scienza, nei loro giudizi o nei loro scritti, sono influenzati dall’educazione religiosa ricevuta in gioventù, dal timore di perdere la clientela che paga - la clientela benpensante - o dalla situazione ufficiale o ufficiosa che occupano. Anche se sono certi che tale pratica non presenta alcun pericolo, si guarderanno bene dall'ammetterlo o dal riconoscerlo pubblicamente: l'apprensione di essere discreditati li fa partecipare al coro degli ignoranti o degli interessati. Bisogna aggiungere che, da parte loro, sono davvero ridicoli, quelli che usano il pessario o la baudruche e che stigmatizzano come anti naturali certi mezzi per procurarsi il piacere!
Che i moralisti denominino "impuri", "perversi", "abominevoli", o altrimenti, le manifestazioni sessuali che non rientrano nel loro criterio di ciò che è permesso o proibito, questo è convenzione o dogma. Noi ci porremmo dunque da un altro punto di vista per discernere se tale ricerca della voluttà sia morale o meno.
Considereremo la questione secondo la nostra propria concezione della vita - come individualisti, "a modo nostro". Esamineremo se tale o talaltra pratica privi chi la compie del suo autocontrollo, o intacchi la sua personalità. In altre parole, l'essenziale per noi è che, una volta provato il godimento e raggiunto il piacere, l'individuo si ritrovi nel pieno possesso della sua individualità. Importa poco allora come il piacere viene generato o creato, purché vi sia stato piacere - mutuo piacere, piacere isolato o associato, piacere ottenuto senza costrizione o inganno, piacere sottomesso alla volontà di colui o di coloro che lo ricercano, lo realizzano, lo raffinano, lo complicano persino.
Se i mezzi di godimento denunciati come viziosi, esecrabili, non conformisti, fuori dalla natura, non sminuiscono colui o coloro che se ne servono o ne approfittano, sono NORMALI: altrimenti sono anormali.
Questo non ha niente a che vedere con il grado di ripugnanza o di orrore che possono ispirare a dei cervelli che pensano o ragionano sotto l'influenza dell'educazione religiosa o laica, che credono al peccato originale o quello civico. L'individuo normale è per noi colui che per vivere, da solo o insieme ad altri, per vivere la propria vita, l'intera sua vita, sia abbastanza se stesso da considerare come inutile la morale imposta dagli agenti della Chiesa o dagli impiegati dello Stato. 
 E. Armand.

1 Ecco alcuni piccoli segni d’omosessualità: nella donna, scheletro robusto come quello maschile; nell’uomo, gracilità femminile o vicina al tipo androgino. Disposizione femminea del sistema pilifero nel 75% degli uomini, disposizione viriloide nel 42,5% delle donne. La voce, nell’uomo, è frequentemente una voce tenorile, nella donna, presenta una tonalità grave. La pelle dell’omosessuale maschio è generalmente delicata, essa è di solito più calda di quella degli uomini normali (Hirschfeld). Paul d’Egine aveva notato che lo sviluppo delle mammelle nell’uomo era molto frequente nei Greci, popolo dove “l’omosessualità maschile superò tutto quanto si era visto fino ad allora”. Infine, le maniere, i gesti e gli atteggiamenti, soprattutto quelli delle mani, sono così tipici che bastano in molti casi a rivelare l’anomalia (Maranon).
2 Il trapianto di un testicolo normale in un eunuco privo di libidine ha prodotto in lui un impulso sessuale invertito (Bauer). L’innesto di un testicolo di scimmia in un omosessuale tipico ha avuto solo il risultato di aumentare la sua libido nella direzione omosessuale (Ferrero). Si sono ottenuti dei risultati contrari, ma soggetti a tante critiche e riserve! (Maranon).
3 Sotto il regime fascista, l’Italia si è separata dal modo di vedere comune ai paesi latini e ammette, a partire dal 1927, il reato di omosessualità.
4 Il codice sovietico non punisce l’omosessualità.
5 Segnaliamo di sfuggita il rapporto tra “l’omosessualità” e “l’esibizionismo” (come in tutte le anomalie sessuali). Isaia III, 9, rimarca già che “quelli di Sodoma” predicano il loro peccato e non lo nascondono.
6 Il Dr. G. Maranon non ammette la classica divisione degli omosessuali in congeniti e acquisiti. “Per me – scrive – sono tutti, allo stesso tempo, congeniti e acquisiti”.
7 Si potrebbe far rientrare la timidità sessuale in questo capitolo; la si considera come un fattore importante d’omosessualità.