François Claudius Kœnigstein, detto Ravachol
Se prendo la parola, non è per difendermi degli atti di cui mi si
accusa, poiché solo la società che, con la sua organizzazione, mette gli
uomini in continua lotta gli uni contro gli altri, è responsabile. E in
effetti, non vediamo in tutte le classi, in tutti gli ambienti, persone
che desiderano, non dico la morte, poiché suonerebbe male all’orecchio, ma la disgrazia dei loro simili se questa può procurare loro dei vantaggi?
Esempio: un padrone non si augura di veder sparire un concorrente?
Tutti i commercianti, in generale, non vorrebbero, reciprocamente,
essere i soli a godere i vantaggi che possono venire dalla propria
industria?
L’operaio senza impiego non sogna, per ottenere del lavoro che, per un qualsiasi motivo, colui che è occupato venga licenziato?
Ebbene, in una società dove si producono simili fatti non devono
sorprendere atti come quelli che mi si rimproverano, i quali non sono
altro che la logica conseguenza della lotta per l’esistenza tra gli
uomini che per vivere sono obbligati ad impiegare tutti i mezzi
possibili. Dal momento che ciascuno deve pensare a sé, colui che si
trova nella necessità deve agire. Ebbene! Poiché così è, quando ho avuto
fame non ho esitato ad impiegare i mezzi che erano a mia disposizione a
rischio di fare delle vittime.
Quando i padroni licenziano gli operai si preoccupano poco di vederli morire di fame.
Tutti coloro che hanno il superfluo, si interessano di chi manca delle
cose necessarie? Vi sono alcuni che danno qualche aiuto, ma sono
impotenti a sollevare tutti coloro che si trovano in stato di necessità e
che muoiono prematuramente in seguito a privazioni di ogni tipo, o
volontariamente suicidandosi in ogni modo per porre fine ad un’esistenza
miserabile o per non aver potuto sopportare i rigori della fame, le
onte delle innumerevoli umiliazioni senza alcuna speranza di vederli
finire. Così come hanno fatto la famiglia Hayem e la signora Soufrein
che hanno dato la morte ai loro figli per non vederli ancora patire la
fame. E tutte quelle donne che, nel timore di non poter dare da mangiare
ai loro figli, non esitano a compromettere la loro salute e la loro
vita distruggendo nel loro seno i frutti del loro amore!
Ebbene!
tutto questo accade in mezzo all’abbondanza di ogni tipo di prodotto. Si
capirebbe se tutto questo avesse luogo in un paese povero di prodotti,
dove vi è carestia; ma in Francia, dove regna l’abbondanza, dove le
macellerie sono stracolme di carni, i panifici di pane, dove i vestiti e
le scarpe riempiono i magazzini; dove vi sono appartamenti vuoti, come
ammettere che nella società tutto va bene quando si vede così bene il
contrario? Vi sono persone che piangono tutte queste vittime ma dicono
che non è possibile far niente! Che ognuno se la sbrogli come può! Cosa
può fare colui che, pur lavorando, manca del necessario? Se non lavora,
non gli resta che lasciarsi morire di fame, e allora qualcuno getterà
qualche parola di pietà sul suo cadavere. Ecco ciò che ho voluto
lasciare ad altri. Ho preferito diventare contrabbandiere, falsario,
ladro e omicida!
Avrei potuto mendicare, ciò è degradante e vigliacco ed è anche punito dalle vostre leggi che fanno della miseria un delitto.
Se tutti i bisognosi, invece di aspettare, prendessero dove ce n’è e
con qualsiasi mezzo, forse i benestanti comprenderebbero più in fretta
che è pericoloso voler conservare l’attuale stato sociale in cui
l’inquietudine è permanente e la vita è in ogni istante minacciata;
finirebbero senza dubbio per comprendere che gli anarchici hanno ragione
quando dicono che, per avere la tranquillità morale e fisica, bisogna
distruggere le cause che producono il crimine e i criminali. Non è
sopprimendo colui che preferisce afferrare con violenza ciò che gli
serve per assicurarsi il benessere, piuttosto che morire di una morte
lenta dovuta alle privazioni che sopporta, o che dovrebbe sopportare
senza speranza di vederle finire (se ha un poco di energia). Dopo tutto
la fine della propria vita non è altro che una fine delle sofferenze.
Ecco perché ho commesso gli atti che mi si rimproverano e che sono la
conseguenza logica dello stato barbaro di una società che non fa altro
che accrescere il numero delle sue vittime col rigore delle sue leggi
che intervengono sugli effetti senza mai toccare le cause!
Si dice
che bisogna essere crudeli per ammazzare un proprio simile: ma coloro
che parlano così non vedono che lo si fa per evitare che lo facciano a
noi stessi!
Anche voi, signori giurati, senza dubbio mi condannerete
a morte perché ritenete che sia una necessità e che la mia scomparsa
sarà una soddisfazione per voi che avete orrore di veder scorrere il
sangue umano; ma quando credete che sia utile versarlo per assicurare la
vostra esistenza, non esitate più di me a farlo. Con questa differenza,
che voi lo farete senza alcun pericolo, al contrario di me che agivo a
rischio e pericolo della mia libertà e della mia vita.
Ebbene,
signori, non vi sono criminali da giudicare ma le cause del crimine da
distruggere. Creando gli articoli del Codice, i legislatori hanno
dimenticato che non attaccavano le cause ma semplicemente gli effetti e
che in tal modo non distruggevano affatto il crimine. In verità,
esistendo sempre le cause, scaturiranno sempre effetti e si avranno
sempre dei criminali, poiché oggi ne distruggete uno ma domani ne
nasceranno due.
Cosa bisogna fare allora?
Distruggere la miseria, questo genio del crimine, assicurando a ciascuno la soddisfazione di tutti i propri bisogni.
E quanto sarebbe facile realizzarlo. Bisognerebbe stabilire la società
su nuove basi in cui tutto fosse in comune, in cui ciascuno producendo
secondo le proprie possibilità e le proprie forze, potesse consumare
secondo i propri bisogni.
Allora gli inventori, avendo tutto a loro
disposizione, creerebbero delle meraviglie per fare in modo che i lavori
che ci sembrano penosi o ripugnanti diventino una distrazione o un
passatempo. Allora non vi sarebbe più quell’inquietudine per il domani
che è un continuo tormento per l’operaio e anche per il padrone, per
tutti.
Non si vedrebbe più gente, come l’eremita di Nostra Signora
delle Grazie ed altri, mendicare un metallo del quale diviene la schiava
e la vittima!
Non si vedrebbero più donne vendere il proprio corpo
come una volgare merce, in cambio di quello stesso metallo che molto
spesso ci impedisce di capire se l’affetto è veramente sincero!
Non
si vedrebbero più uomini come Pranzini Prado e Anastay, pur adolescenti
che, sempre per avere questo metallo, arrivano ad uccidere.
Tutto
questo dimostra chiaramente che la causa di tutti i crimini è sempre la
stessa; che bisogna veramente essere stupidi per non vederla!
Sì, lo
ripeto, è la società che fa i criminali. E voi giurati, invece di
colpire loro, dovreste impiegare le vostre forze a trasformare la
società.
Di colpo sopprimereste tutti i crimini e la vostra opera,
attaccando le cause, sarebbe più grande e più feconda di quanto non lo
sia la vostra giustizia che si limita a colpire gli effetti.
Io sono
solo un operaio senza istruzione ma, avendo vissuto l’esistenza dei
miserabili, sento meglio di un ricco borghese l’iniquità delle leggi
repressive.
Dove prendete il diritto di uccidere o di rinchiudere un
uomo che, messo sulla terra con la necessità di vivere, si è trovato
nella necessità di prendere ciò che gli era necessario?
Ho lavorato
per vivere e far vivere i miei, tanto che io e i miei non abbiamo troppo
sofferto, sono rimasto quello che voi chiamate onesto. Poi il lavoro è
mancato e con la disoccupazione è venuta anche la fame!
Fu allora
che questa grande legge della natura, questa voce imperiosa che non
ammette repliche, l’istinto di conservazione, mi spinse a commettere i
crimini e i delitti di cui mi riconosco l’autore.
Nego di aver
commesso quelli della Varizelle [Ravachol era stato anche incolpato di
omicidio volontario nella persona di Jean Rivolier abitante a La
Varizelle, ndr] e delle signore Marcon [due donne trovate uccise a
Saint-Etienne, ndr] poiché ne sono completamente estraneo e voglio
evitare alla vostra coscienza i rimorsi di un errore giudiziario.
Giudicatemi, signori giurati e, se mi avete compreso, nel giudicarmi
giudicate tutti i disgraziati che la miseria, alleata alla fierezza
naturale, ha fatto diventare criminali e che in una società intelligente
sarebbero state persone come tutte le altre.