venerdì 15 febbraio 2019

MAX STIRNER E GLI ANARCHICI



Tutti coloro che hanno un inclinazione, nella libertà, l’uguaglianza, la democrazia e molti altri concetti, e vivono su questa linea di confine, sono religiosi, o addirittura di mentalità ottusa. Chiunque abbia accettato una figura al di fuori della propria identità, non è l’Unico.
L’anarchico, che vive nel confine dell’anarchia, non è né libero né Unico. Per quanto tempo una persona può essere affrancata nel vivere i propri desideri in maniera libera e unici in una società basilare? Non deve vivere secondo i criteri sociali dell’anarchismo? E se l’uomo libero- per l’uguaglianza, la libertà, il “socialismo”- ignora i criteri anarchici come i diritti e la giustizia? C’è solo un principio per questo: non è umano, è l’Unico. L’Unico che vive secondo il proprio Io, gli esseri umani, secondo i criteri dell’essere umano, e l’anarchico, secondo i principi dell’essere anarchico “. La frase di Stirner, che dice: “Io sono il mio potere, non sono norma, legge o ideale”, non contraddice l’anarchismo? L’anarchismo non ha programmi, leggi, obiettivi generali, norme? Certo!
“Ogni verità è mia; quello che sta sopra di me, non so se è la verità per cui dovrei vivere. Penso che non ci sia verità, perché nulla è superiore a me! Un anarchico può affermare e portare avanti un idea allo stesso modo o modalità di Stirner, in cui esso esprime la propria verità.
Temo che portando avanti questo percorso non ci vorrà molto ad arrivare a un punto focale. Se si inizia con la questione dei diritti e della legge, allora non sarà nemmeno necessario ampliare questo testo, perché la posizione in entrambi i fronti è evidente. In questo modo: l’anarchismo in genere favorisce solo la giustizia, che è un’idea parziale, e adotta anche un contratto che viene considerato una condizione “sine qua non” per il diritto nel trovare il proprio “luogo”. Stirner non è né a favore di un contratto né è interessato alla legge. Non riconosce nemmeno le aspirazioni ai diritti o ad affermare l’ingiustizia.
“Qualcosa che non ho portato avanti con la mia audacia è oltre il mio diritto, quindi non è in mio diritto portarlo avanti. Decido io cosa è giusto. Non c’è alcun diritto al di là di me. Credo che abbia ragione. (…) Questo è un diritto egoista “. Il diritto di Stirner è il suo e nessun altro lo possiede: anche qua ha ragione ” gli altri non hanno nessuna giustificazione; è un loro problema, non il mio: io sono in grado di andare avanti da solo.” Secondo Stirner, ogni azione si basa su una volontà puramente egoistica. A Stirner non interessa per nulla dell’armonia delle forze che alcuni anarchici enfatizzano fortemente.
Stirner non pensa molto diversamente dalla società. Ignorando i contratti, suggerisce invece “gli interessi egoistici”. Questo tipo di rapporto è quello di eliminare i desideri e gli obiettivi degli individui, non ha un valore etico che deve essere adatto allo scopo generale ed impedire le attività relative.
Le società- non importa quali-non attraggono Stirner, la società è spenta e deteriorata prima che dalla luce sia nata. Essa non è attraente per Stirner, dato che mantiene idoli come il reciproco aiuto e la solidarietà. Queste società sono felici e utili quando aiutano, ma l’attimo dei principi benevoli, lascia il posto agli intrighi. Il principio di “pari libertà per tutti” è il mondo degli intrighi degli anarchici individualisti che l’ho adottano incondizionatamente. Perché:
Ogni generalizzazione, ogni unione sistematica, ogni contratto, teorico e pratico, ogni istituzione e ogni principio nasce da un pensiero inquieto. Pertanto, l’anarchismo non fa parte del desiderio di Stirner. “L’Unione degli egoisti” non richiede convenzioni, regole. Se non fosse per questo, Stirner avrebbe espresso un rapporto diverso. Per Stirner, l’Unione degli Egoisti è come una festa di divertimento; nel momento in cui l’uomo porta avanti questo divertimento, vive e lascia il momento che vive. Non ha regole.
John Henry Mackay dichiara con orgoglio che Stirner è il suo “riscopritore” – che vede abbastanza patetico il parlare di Stirner come il grande genio, se non si è liberi dai principi di cui sopra. Il desiderio di vedere Stirner dalla propria parte o come rappresentante dell’anarchismo individualista tedesco che porta avanti, è forse una situazione giustificabile. Tuttavia, questo è un punto da comprovare per richiedere che sia accettato e persino per dichiararlo come tale. Mackay (1864-1933) è una sognatore che ha confuso la verità con il desiderio – ed è solo un sognatore. Il principio di Mackay “pari libertà per tutti” è senza dubbio lontano dal concetto dell’Unico di Stirner. Vedere un filosofo con un tagliente acume come Stirner come “Maestro” è un vincolo forzato, ogni persona che si sente vicino a Stirner può addentrarsi in questa sensazione. Tuttavia, Mackay sapeva molto bene che i suoi pensieri erano molto diversi dal “Maestro”, anche se mostrava se e proclamava Stirner come un individualista anarchico, proprio come esso, il fondatore e rappresentante di questo.
Il poeta Mackay non era ad un livello filosofico possibilmente e particolarmente di interesse per la filosofia di Stirner. E non c’è lavoro su di esso che lo rappresenti. In breve, Mackay non era all’altezza di Stirner, a causa della sua indisciplina filosofica. Per questo motivo, il suo amico Benjamin R. Tucker (1854-1939) coinvolto nell’insegnamento dell’anarchismo individualista, ha posizionato Stirner in quest’ultima dottrina. E da allora, Mackay ha avuto la possibilità di essere conosciuto come il vero Stirneriano. Il fatto che abbia scritto la biografia di Stirner, pubblicamente ha portato a pensare Stirner come un individualista anarchico.
Il mistico socialista-anarchico Gustav Landauer (1870-1919), infuriato con quello che sta succedendo, dice a Mackay: ” Stirner è un filosofo di spicco, ma un pensatore marginale come Mackay, esala sempre un dolore al cuore ogni volta che ne parla. Con la visione offuscata dell’economia di Mackay, Stirner non ha nulla a che fare, dato che Mackay l’ha presa direttamente da Proudhon “.
Concludo che: Mackay ha deformato di conseguenza il pensiero di Stirner perché era utile alle sue azioni, cercando di classificare e vincolare la sua filosofia, e quindi limitarla a qualcosa di certo, così come quello di cercare di immettere una proposta scientifica chiamata: individualismo anarchico. Stirner ha una varietà di caratteristiche uniche: ribelle, senza Dio, individuale, unico, irritabile, timido, amabile, sgradevole, freddo, anarchico e molte altre cose. Tuttavia, questo non è un motivo sufficiente per classificare Stirner: Esso reagirebbe aspramente per queste valutazioni e questi appellativi! E alla fine conclude affermando: “ho fondato la mia causa sul nulla.” Da qua in poi, tutto diventa una circostanza. Se avesse voluto dare un appellativo a tutto ciò, l’avrebbe fatto esso stesso.
Il fatto che Mackay avesse sistematizzato la verità assoluta in parole che avevano un contenuto di dominio, era per cercare di mostrare una “società libera” basata sui principi della libertà, volendo catturare la verità credendo in questo pensiero nel luogo dove viveva. Mackay era troppo pio per vedere i pericoli del linguaggio.
Stirner non ha fatto altro che spostare il passato pensiero alla sua fase finale, così, dopo aver pensato alla fine del pensiero, lo ha gettato via. “Le persone che pensano diversamente” si tollerano a vicenda. Ma perché dovrei pensare a un oggetto in modo diverso, perché non pensarci fino alla fase finale del pensiero in modo diverso; voglio dire, fino a che non dare un senso a ciò che devo considerare: fino a quando l’oggetto è distrutto e annichilito?
Non intendo che Stirner ha adottato la spensieratezza, ma che Stirner è “pieno di pensieri” e ha anche un “mondo di pensieri”. Come molti anarchici, l’errore primario di tutte le persone nel mondo, è che si vedono come padroni dell’esistenza del pensiero dell’altro.
Il termine “Penso, allora io sono” contiene due fantasmi. Secondo Stirner Pensare e Esistenza, sono le cose che sono state spinte al lignaggio e il sacrilegio; Secondo Stirner, per esempio, Ludwig Feuerbach, idolatrando gli esseri umani, rimase bloccato nell’astratto e non riuscì a superarlo. Gli anarchici sono in grado di superare la santità di idee come la società libera, il diritto alla proprietà e la coscienza della comunanza? È un comportamento da coglioni, secondo Stirner, persino credere in una società libera e sfrenata.
“Ho superato la condizione di quello che posso pensare. Uno è la mia presenza, l’altro è la mia opinione. Ho bisogno di entrambi per esistere, come ho bisogno di migliaia di altre cose, dice Stirner, che completa la sua frase come segue: “… Prima di tutto, ho bisogno di Me, ho bisogno di essere l’Unico”.
Ciò che Stirner vuole sottolineare è che io non sono un santo e un dio (idolo), ma un Io che consuma continuamente il senso dell’esistenza senza legarsi a qualsiasi ideale o altro Io. Brevemente,i desideri, gli impulsi, le pretese, l’induzione a mangiare; Sono io quello che consuma i risparmi senza il consumo di altri Io. (Anche se la parola consumare può dare una connotazione economica, dobbiamo sottolineare che: si pensa di consumare il pensiero, consumarlo, e ciò impedisce la santificazione del pensiero; il pensiero deve essere vissuto secondo Stirner, non per essere idolatrato).
In altre parole: l’esistenza è sempre espressa da un particolare essere; questo è possibile dalla scelta delle possibilità esistenti dell’esistente. Quando si effettua questa scelta, questo esistente si esprimerà e si consumerà, o sarà consumato da altri. Viene definito uno stato autentico. Non sarà in grado di ottenere nessuno stato autentico esistente se lascia la scelta a qualcun altro. L’autenticazione è l’espressione dell’esistenza unica.
In altre parole: Stirner non ha bisogno di avere identità assolute per consumare la sua unicità; Stirner serve primariamente se stesso. Questa è la relazione di Stirner con il mondo. Per creare uno stato autentico, libererà il suo Io creativo dal nulla e lo porterà alla luce del giorno; tornerà al nulla di nuovo consumandosi senza essere attinto dalla presenza degli altri. Tutto è transitorio e mortale. Stirner viene dal nulla, va verso il nulla. Il suo mondo è senza nome. Le categorie viventi che Stirner vuole consumare sono tutte le cose esistenti secondo i suoi desideri e le sue possibilità.
Come si può capire da questa affermazione, è quello dell’esprimere la difesa di Stirner come il fondatore di ogni individualismo, per ridurre Stirner a un punto. Questo significa senza dubbio percepire Stirner. Perché: nell’Io di Stirner, è tutto incluso, senza l’idea fissa.

sabato 2 febbraio 2019

Dissacrazione della universalità e il significato teatrale della rappresentazione di civiltà

Prologo

Paroxysm of Chaos



Nell’area geografica dove mi trovo (e non solo) vi è una necessità di sfida verso una totale morte mentale e pratica, che ci circonda sull’isola-carcere, distruggendo l’idolo socialmente costruito e penetrando in una battaglia che dal punto di vista materiale di sicuro non può essere vinta. Scambiando esperienze e strumenti, e sfruttandoli appieno in qualsiasi modo possibile, non fermandosi neanche quando si è in ginocchio dalla disperazione, creando rotture interne ed esterne nella realtà. Una realtà che ha consolidato la fiducia negli sbirri e nella Legge, l’auto-repressione fondata sulla logica sociale dell’“uguaglianza”, i delatori e i cittadini “cani da guardia” chiamati ronda di quartiere, le telecamere anche su luogo più stupido che si possa immaginare, il multiculturalismo con la morale dell’umanità e la “gioia” di essere un cittadino libero, il sacrificio dei desideri dell’individuo sull’altare del consumo (mentale e materiale), l’estremo addomesticamento di animali non-umani che possono essere commercializzati e il genocidio di coloro che rappresentavano una minaccia all’umanità civilizzata, quindi trasformando qualsiasi terreno rimasto in un paesaggio quasi sterile. Creando anche riserve naturali, carceri per l’ambiente terrestre, ma anche per individualità non umane, che funzionano come l’ideologizzazione totale del controllo Umano su tutto. La logica della carcerazione ideologizzata è impiantata ovunque intorno a noi. Ma anche la logica del vittimismo. Un anarchico flusso della vita, da un punto di vista nichilista egoista, può essere creato anche da una persona sola. Da individualità che si muovono da ombra in ombra, impegnate nella parola e nell’azione, cercando di attuare la propria evoluzione decivilizzata, all’interno di un errare nello sconosciuto senza un’obiettivo finale. Il ruolo primario è solamente la soddisfazione del sé, il tentativo di autentiche relazioni con altri animali, umani e non-umani, ma anche con i magnifici ambienti dei campi terrestri all’infuori dell’interpretazione sociale, la coerenza di non costruire al di là di essere sé stessi e il piacere dell’auto-realizzazione con tutti i mezzi a propria disposizione, portando ogni sensazione e ogni momento agli estremi. Contro ogni civiltà e cultura, riconoscendo naturalmente che i propri elementi sono stati creati da qualche parte, ma cercando comunque la soddisfazione nell’attacco ad ogni costrutto antropocentrico, che in epoca odierna governa ogni essere umano, e perciò emergono anche solo per un attimo dalla palude di ogni civiltà umana. Io penso ed agisco a mio modo personale, e non secondo i modi dei retorici di propaganda. Il mio nemico non è qualunque cosa rappresenti “l’autorità”, questo spettro della maggior parte di anarchici, in un sterile modo materialista o come un “ripulire” da comportamenti “cattivi”, ma è tutto ciò che rappresenta il carcere e un governo per la mia individualità. Quello che incorona il “dovere” e la Verità. L’autorità è interna, non esterna dagli umani, quando le idee creano le astrazioni che ci richiedono qualcosa, manifestandosi in questo modo nel mondo reale. L’autorità è lo standard interiorizzato. Non è quel mondo “malvagio” che deve essere “esorcizzato” per salvare la “purezza” universale. Il “mondo” non mi interessa, non mi ha mai interessato. La crociata contro “l’autorità” appartiene ai soldati di qualunque ideologia. Non parlo il linguaggio “antiautoritario”! Non parlo di eguaglianza tra ideologie anarchiche, ma della completa distruzione di ideologia fino alle sue radici, che non può essere raggiunta su scala mondiale, ovviamente. Ero caduto in trappola credendo che qualcuno non pensava politicamente, come me, ma mi ero sbagliato. Però, non importa, le conclusioni sbagliate ci rafforzano se non ci abbandoniamo alla mercé della delusione. La civiltà capitalista è l’evoluzione della vita per coloro che capiscono cos’è la massa e come realizzare l’ascesa del proprio potere. Sono contro di loro non perché un’anarchica morale cristiana mi dice di eliminare “l’autorità” dalla faccia della terra, ma perché dentro questa realtà di controllo e di dominio del sistema, la mia individualità annaspa. Ognuno vuole creare gli zeloti. Addirittura gli anarchici, ma quando vedono il veleno che porto dentro di me per ogni portatore di astrazioni ideologiche, diventano ostili. Perché la mia sozzura rovina la purità della loro moralità e demolisce l’etica della loro civiltà. Non sono una di quelle cose che tutti hanno evocato su questo mondo per spezzare il loro universale vuoto. Soldati del mondo, vi concedo i vostri costrutti. Quello che mi interessa si trova nel parossismo del caos, per abbracciare il vuoto attivamente, lacerando ogni “salvezza” che dipende da altri o il reclutamento dell’individuo per profezie ben nascoste. Le mie parole e le mie azioni non seguono nessuna “razionalità”, concepisco la nuda realtà come un campo caotico e pluralista. Sì, forse sono pazzo, e solo i pazzi mi capiscono. Perciò la mia battaglia è contro la sistematizzazione intorno a me, al punto che mi riguarda in confronto a ciò che desidero conquistare, nella misura del mio potere. Questa conquista non avviene in termini di controllo, ma con la liberazione dei desideri dai rigidi confini della civiltà. Da ogni moralità, ogni cultura, ogni etica, ogni principio. Perciò, ogni valore che acquisisce la sostanza trascendentale manipola la persona. Io inizio in un altro modo. La persona crea il valore come un gioco caotico di esplorazione, che può esserle utile per passare attraverso ogni momento unico della vita. E non per creare una radicale anti-realtà di negazione, che non sarebbe altro che il confinamento nelle procedure ricorrenti della civiltà, e perciò la carcerazione della individualità. Con più riflessioni ed esperienze concludo comprendendo che si finisce nel moralismo non solo non avendo decostruito il significato della società, e perciò cercando di decostruire il significato della civiltà, ma che succede anche l’opposto. Noto che l’umanitarismo è la maggior catena che lega automaticamente ogni soggetto alla civiltà, come lo è la civiltà dell’Essere Umano, e non permette alla persona di sbarazzarsi di ogni sistema che imprigiona l’ego nelle procedure ricorrenti, solo con differenti prefissi assiologici. Se qualsiasi rivoluzionario inizia a condannarmi con le affermazioni tipo “Questa civiltà non è dell’Essere Umano, ma del Profitto e dell’autorità che deriva da esso”. Sì, cari preti, questo non è altro che un piccolo granello di sabbia nel deserto di quello che veramente è la realtà. Sotto quali ideologemi è stato creato tutto ciò che disprezziamo (per ragioni differenti)? Sotto l’ideologema dell’Essere Umano e della sua Libertà, quindi del suo “progresso”, della sua prosperità a cui ognuno si deve conformare. Quale è stato il primo ideologema a cui sono seguiti tutti gli altri, io non lo so, ma ad ogni modo cosa importa in una realtà costruita sulle astrazioni, ma voi volete ancora svelare “l’autentico” Essere Umano, non quello che hanno affermato, ma quello che porterà la “liberazione totale”. Come collega bene la mente i suoi concetti reificati! Dall’Essere Umano e unendosi in base a questo, la Vera Libertà “un giorno” fiorirà, questo santo giorno a cui ci sacrifichiamo per vederlo davanti ai nostri occhi. E dall’essere Anarchico (un ruolo essenzialmente) che con la sua etica e la sua propria civiltà “sprigiona” l’Essere Umano e le sue “qualità”. Il sé? E’ qualcosa che davvero conta? No, è irrisorio di fronte alle Grandi Idee. Questo concetto non può essere collegato alla rivoluzione, la comprometterebbe sempre. Solo come un’identità di rivoluzione, come un sé assoggettato ad un ruolo le può essere utile, e subconsciamente connettere “l’individuo” ad essa. Diventando Il Ruolo inconsciamente “elimini” le contraddizioni di essere una marionetta di qualcos’altro. L’ego e i suoi desideri non possono incarnare l’Essere Umano, l’Anarchico, perché il primo è troppo imperfetto, devono essere sacrificati per ideologie da creare, che uniscono per il “cambiamento”, per qualcosa di sicuramente “meglio” per tutti “noi”. Le idee “giuste” non portano alla schiavitù, naturalmente! Quanti anarchici sono oggi diventati dei veri sacerdoti dell’Autentico Essere Umano, che può essere raggiunto attraverso idee e comportamenti specifici? La politica e l’ideologia mostrano il loro vero volto solo quando le guardi dall’esterno. Quando non ti interessano i “compagni”. I nichilisti anarchici utilizzano l’anarchia, e non l’incontrario. Quello che la politica crea è il veicolo per una ben celata propaganda ideologica, e la perpetuazione del programma dogmatico di qualcuno. Dopo la morte di Dio, il coinvolgimento politico, movimenti e programmi politici sono diventati la nuova religione per non scartare l’oggettività, per mantenere la fede in un nuovo Mondo Autentico, per far sentire il sé nuovamente significativo negli occhi dell’Esistenza, perché quando senti la realtà schiacciarti puoi lasciare che le “cose” vengano gestite dal tuo Spirito, che vuole prendere il controllo e fantasticare su una propria realtà di appartenenza e universalità, quando non può più fornire il significato proveniente dal sé, lasciato nudo nell’ignoto fisico. La maggior parte di anarchici in teoria “atei”, hanno solo sostituito un idolo con un altro, stanno cercando di recuperare Dio (l’Essere Umano) seguendo i propri ideali sacri. Se la persona invece di comprendere che lei stessa esplorando crea i propri valori, li interiorizza come un riferimento indiscutibile di comportamento e rivelazione di Verità, allora questa persona e le altre che si uniscono in base ai valori che interiormente consolidano sistemi nuovi, sono portatrici di una nuova autorità, prima di tutto su sé stessi, e poi diventando trasmettitori di propria tassativa Verità merdosa, perciò di moralità e ideologia che automaticamente cercano ricevitori per essere realizzate, cioè soldati che si auto-immolano, e per lo più coloro che interiorizzano le astrazioni trascendentali come dei valori, considerandoli delle sacralità e non degli strumenti. Il desiderio non è in assolutamente nessun rapporto con l’osservanza e il propagare dei valori. Questo desiderio è determinato dalla sistematizzazione interiorizzata. Il desiderio può svelarsi solo con la più possibile negazione della civiltà, e solo allora ognuno di noi forse considererà la propria vita non come uno strumento di valori, ma bensì l’opposto, e sé stesso come un essere unico che gode del caos, senza cercare di “esorcizzare” gli spettri utilizzando altri spettri. Per me i concetti sono dei giocattoli, mentre per gli altri sono mondi interi e castelli apparsi dal nulla. La “maestosità” universale schiaccia l’individualità e non le lascia comprendere che il suo universo è solo suo, e parte di esso è quello che ha conquistato attraverso relazioni non-sistematizzate e con il superamento dell’alienazione. Dove sono queste individualità, mi chiedo? Gli ego terrificanti che strappano la propria individualità dalle galere di universalità perpetua, dove gli spettri l’hanno incarcerata. E’ edonistico e libertino andare completamente nudi con un’ascia in mano, persino da soli se necessario, ad assediare il castello. Quanti significati e identità può la civiltà attribuire a questo, poco mi interessa. L’unica cosa che mi interessa è la sensazione terrificante di auto-realizzazione che offre. Non combatto l’autorità in nome di Anarchia, ma solo per me stesso. Per me un’astrazione di nome anarchia non descrive cos’è l’autorità, ma sono io stesso che la descrivo. All’interno di questi confini l’anarchia può essere solo un monarca del mio ego, quindi in questo senso vaffanculo quest’anarchia. Libertà significa che il mio ego utilizza tutto, e non che i concetti-mondi, prodotti di reificazione, utilizzano il mio ego. Col passare del tempo sono arrivato alla conclusione che tutti gli opposti estremi sono così solo all’apparenza. Chiunque respingo, non lo faccio perché sono il suo “esatto opposto”, ma perché non mi piace o perché ci sono ostacoli assiologici che non possono essere sormontati, è una questione di scelte all’indomani degli eventi. L’intero “mondo” e il pensiero umano sono costruiti su binari e su pensiero sistematizzato. Ma, il pregiudizio e i binari vanno a braccetto, sono tutti prodotto del pensiero sistematizzato, dell’ideologia. Il mio nichilismo è ostile a queste logiche, perché rappresentano un’etica anarchica ideologizzata. Una cultura che l’individualismo deve adottare per conquistare il ruolo di anarchico all’interno della società di civiltà anarchica. Cultura ideologizzata significa morale e consuetudine, significa istituzionalizzazione del comportamento dentro confini politici. E’, come la vedo io, un’altra serie di catene intorno all’individualità. La cosa più difficile nell’epoca odierna è avere un proprio contenuto, non essere definiti da qualcosa, che l’Io possa essere un mondo che, nonostante creato da questo mondo e ancora parte di esso, non esiste da nessun’altra parte. Non parlo qui di un nuovo ideale, ma della teoria e azione, che non si distacca mai dall’esperienza e per l’estensione dal desiderio, e la volontà del sé si evolve da loro. L’essere umano che crea l’Essere Umano è il mio nemico, perché creatore di spettri stupefacenti, creatore di significato universale o oggettivo della vita, cieco davanti al caos del flusso della vita, e creatore di sistemi per realizzare l’essenza immaginaria e il motivo dell’Esistenza. Creatori di spettri che, con tutta la fede e il sangue offerti sui loro altari, hanno acquisito vera carne e ossa. L’Essere Umano, questa essenza mitologica della civiltà contemporanea, perno di ideologie che costruiscono società di schiavi, deve essere distrutto se vogliamo sorgere, dalle cripte oscure dove il pensiero antropologico ha incarcerato la libera individualità autonoma. Determinazione iconoclasta dell’ego. L’Essere Umano è semplicemente una parola che indica solo le caratteristiche biologiche. La raffigurazione dell’icona dell’Essere Umano come il tutto (qualcosa di specifico) è solo una maschera di civilizzate costruzioni culturali e sociali, che crea l’Umanità, la somma catena, e la utilizza come pilastro di ideologie. La lebbra della consapevolezza personale, dell’individualità che cerca di soddisfare i propri desideri attraverso la propria unicità. Lo stesso può accadere con ogni concetto, anche anarchico. Che ogni icona diventi cenere dentro noi stessi, se vogliamo traversare il mondo come individualità, e non come brandelli di varie identità. Molti creano propri castelli, ma io cammino come un passante, non appartenendo a nessuna fazione, e sputo su ogni cosa che indichi la strada. Mi interessa svelare il caos, e non promuovere “le mie stronzate”. La scommessa è leggere queste parole per espropriarle, farle diventare proprie, distruggendole nel processo. Ignorando chiunque le abbia scritte, perché il Dio non esiste, solo gli ego. Ma, l’ego non è un prodotto che compri o uno studio in cui ti laurei. Ascoltatemi attentamente! Nessuno mai libererà gli animali non-umani, nessuno estirperà la civiltà dall’ambiente terrestre, e soprattutto nessuno mai vivrà in un mondo di idealizzata libertà umana. La Libertà Totale è un marcio ideale su cui ci sputa l’esistenza caotica. La mia libertà è qui ed ora. Se io non combatto per essa, per quello che sono o quello che posso domani scoprire di me, allora sono già morto o amante della sistematizzazione che la mente umana benevolmente produce. Sviluppare la propria critica e il proprio contenuto per me rappresenta qualcosa di necessario, se si vuole agire come un sé unico, e non come un brandello del pensiero istituzionalizzato, che proviene dai valori stessi. L’azione non è la sacralità che unisce, e se essa non possiede contenuto, o se il contenuto è come quello menzionato sopra, allora è solo un prodotto per consumatori del pensiero preconfezionato. I significati reificati dei oggettivi prodotti assiologici nelle parole, utilizzati per giustificare le azioni nei comunicati che elevano gli autori al teatro di significative spettacolarizzate battaglie manichee, rappresentano la fossa del rivoluzionarismo imprigionato, in cui le marionette di idee sacre diventano portatrici di santa vendetta dei loro idoli non-esistenti sul “nemico comune”. Essere un trasmettitore di ideali a migliaia di volte rigurgitati, non ti rende altro che soldato. Un soldato che segue gli eroi nel tentativo di rubare un po’ di luce alle inutili tendenze del Sovraumano. 

“Vivo in un mondo di rappresentazioni,
dove sono gli arlecchini umani?
teatro è oggi diventato tutto il mondo,
come puoi negare il tuo ruolo?”

sabato 6 ottobre 2018

La Rivoluzione che Viene



La revoluciòn que viene, scritto da Ted in spagnolo, pubblicato nell’autunno 2004, edizioni El Martillo de Enoch, Granada, Spagna


Tratto da “Contro la civiltà tecnologica”, Nautilus, 2006. Traduzione a cura di Gino Vatteroni e Matteo Lombardi.


Tutto il nostro esaltato processo tecnologico,
e in generale la civilizzazione, può essere paragonato a un’ascia
nelle mani di un criminale patologico
Albert Einstein (1)

1. Si sta preparando una grande rivoluzione; una rivoluzione mondiale. Consideriamo l’origine delle due più importanti rivoluzioni dell’epoca moderna: quella francese e quella russa. Durante il XVIII secolo la Francia era retta da un governo monarchico e da un’aristocrazia ereditiera. Questo regime aveva le sue origini nel Medioevo ed era fondato su valori e concetti feudali, valori e concetti idonei ad una società agricola e guerriera, in cui il potere si basava principalmente sulla cavalleria pesante che combatteva con la lancia e con la spada. Il regime si era modificato durante i secoli via via che il potere politico andava concentrandosi nelle mani del re. Però manteneva certi tratti che non variavano: era un regime conservatore in cui una classe tradizionale ed ereditiera si accaparrava il potere e il prestigio.

Nel frattempo il ritmo dell’evoluzione sociale si accelerava e intorno al XVIII secolo aveva raggiunto una rapidità inusitata. Sorgevano tecniche,strutture economiche e idee nuove a cui il vecchio regime francese non sapeva far fronte. L’importanza crescente del commercio, dell’industria e della tecnologia esigevano un regime flessibile e capace di adattarsi ai rapidi cambiamenti; e pertanto una struttura politica e sociale in cui potere e prestigio appartenessero a chi li meritava per le proprie doti e per i suoi successi, non a chi li aveva ereditati. Allo stesso tempo nuove conoscenze, insieme a nuove idee che arrivavano in Europa come risultato dei contatti con altre culture, stavano scalzando i vecchi valori e credenze. I filosofi del cosiddetto illuminismo stavano esprimendo e dando una forma definitiva ai nuovi aneliti e alle nuove inquietudini, e in questo modo si sviluppava un sistema di nuovi valori incompatibile con quelli vecchi. Nel 1789 la Francia era sotto il dominio di un regime antiquato che non avrebbe potuto cedere ai nuovi valori senza distruggersi, dato che era impossibile realizzare questi valori senza prescindere dal dominio di una classe ereditiera. Essendo la natura umana quella che è, non sorprende che quelli che appartenevano al vecchio regime abbiano rifiutato di rinunciare ai loro privilegi per cedere il passo al cosiddetto “progresso”. Cosicché la tensione tra i valori vecchi e quelli nuovi continuò ad aumentare finché non scoppiò una rivoluzione.



La situazione pre-rivoluzionaria della Russia assomigliava a quella francese, salvo che il regime russo era ancora più antiquato, arretrato e rigido di quello francese; inoltre, in Russia esisteva un movimento rivoluzionario che lavorava ostinatamente per abbattere il regime e i suoi vecchi valori. Dato che ovviamente gli zar e quelli più interni al regime rifiutarono di sacrificare i loro privilegi, il conflitto tra i due sistemi di valori non era conciliabile, e la conseguente tensione aumentò finché non si produsse una rivoluzione.

Il mondo d’oggi si sta avvicinando ad una situazione analoga a quella di Francia e Russia prima delle loro rispettive rivoluzioni. Erano i valori legati al cosiddetto “progresso” –vale a dire alla smisurata crescita tecnologica ed economica – quelli che, sfidando i valori dei vecchi regimi, produssero le tensioni che portarono alle rivoluzioni francese e russa. Quei valori adesso hanno finito per essere i valori di un altro regime dominante: il sistema tecno-industriale che oggi regge il mondo. E stanno nascendo altri nuovi valori che a loro volta cominciano a sfidare i valori del sistema tecno-industriale. I nuovi valori sono totalmente incompatibili con i valori tecno-industriali, di modo che la tensione tra i due sistemi di valori non può diminuire attraverso delle concessioni reciproche. E’ sicuro che i partigiani della tecnologia non cederanno volontariamente ai nuovi valori. Il farlo significherebbe sacrificare tutto quello per cui vivono; morirebbero prima di cedere. Se i nuovi valori si diffondono e si rafforzano quanto basta, la tensione aumenterà a tal punto che l’unico risultato possibile sarà una rivoluzione. E ci sono motivi per credere che i nuovi valori si diffonderanno e si rafforzeranno.
2. L’ingenuo ottimismo del XVIII secolo ha fatto credere a qualcuno che l’avanzamento della tecnologia avrebbe portato a una specie di utopia in cui gli esseri umani, liberati dalla necessità di lavorare per il sostentamento, si sarebbero dedicati alla filosofia, alla scienza, alla musica,alla letteratura e alle altre arti. Inutile dire che le cose non sono andate così.

Nel discutere di come sono andate le cose, farò riferimento in special modo agli Stati Uniti, che sono il paese più tecnologicamente avanzato del mondo. Man mano che gli altri paesi industrializzati avanzano, tendono a seguire delle strade parallele a quella degli Stati Uniti. Così si può dire, a sommi capi e con alcune riserve, che dove si trovano adesso gli Stati Uniti si troveranno nell’avvenire gli altri paesi industrializzati.

Invece di adoperare i loro mezzi di produzione tecnologici per procurarsi del tempo libero, in modo da intraprendere lavori intellettuali e artistici, gli uomini d’oggi si impegnano per lottare per lo status, il prestigio e il potere, e per accumulare beni materiali che non gli servono se non come giocattoli. Il tipo di arte e di letteratura in cui è immerso il moderno nordamericano medio è quella che offrono la televisione, il cinema, le riviste e i romanzi popolari; non è proprio quello che pensavano gli ottimisti del XVIII secolo. Nei fatti la cultura popolare nordamericana è ridotta al semplice edonismo, un edonismo di tipo particolarmente spregevole. L’arte “seria” esiste, ma è propensa alla nevrosi, al pessimismo e al disfattismo.

Come c’era da attendersi, l’edonismo non ha portato la felicità. La vacuità spirituale della cultura edonista lascia molte persone profondamente insoddisfatte. La depressione la tensione nervosa e l’ansia patologica si diffondono (2), ragion per cui moltissimi nord-americani fanno ricorso a droghe (legali e illegali) che alleviano tali sintomi oppure modificano in un modo o nell’altro i loro stati d’animo. Altri indizi della malattia sociale nordamericana sono ad esempio la frequente incapacità di dormire o mangiare normalmente, o il maltrattamento dei bambini. E tra quei nordamericani che sembrano essersi adattati meglio alla vita moderna regna un atteggiamento cinico verso le istituzioni della loro stessa società.

Questa insoddisfazione cronica e la malsana condizione psicologica dell’uomo moderno non sono una parte normale e inevitabile dell’esistenza umana. Senza idealizzare la vita dei popoli primitivi od occultare i fatti poco graditi dal punto di vista moderno, quale l’alto indice di mortalità infantile oppure, in alcune culture, con spirito guerresco e violento, ci sono motivi per credere che l’uomo primitivo fosse molto più soddisfatto del suo modo di vivere e che soffrisse molto mno di problemi psicologici rispetto al nordamericano moderno. Ad esempio nelle culture dei cacciatori-raccoglitori, prima che fossero rovinate dall’intrusione della società industriale, il maltrattamento dei bambini quasi non esisteva (3). Ci sono indizi che in queste culture ci fosse pochissima ansia o tensione nervosa (4).

E non si tratta soltanto del danno inflitto dalla società moderna agli esseri umani; bisogna tener conto anche del danno inflitto alla natura, che è la nostra madre e che attrae, incanta e offre l’immagine della bellezza massima e più affascinante, anche gli uomini moderni che di tanto in tanto entrano in contatto con essa. La distruzione del mondo naturale e selvatico è un peccato che inquieta, turba e fa perfino orrore a molte persone. Tuttavia non c’è bisogno di discutere della devastazione della natura, dal momento che i fatti sono molto ben conosciuti: il suolo coperto sempre più da asfalto invece che d’erba, il ritmo enormemente accelerato di estinzione delle specie, l’avvelenamento dell’acqua e dell’atmosfera, e come risultato di tutto questo, l’alterazione sistematica del clima stesso della Terra, le cui conseguenze ultime non sono prevedibili e potrebbero risultare funeste… (5)

La qual cosa ci ricorda che la crescita sfrenata della tecnologia minaccia la sopravvivenza stessa della razza umana. La società umana e il suo ambiente mondiale costituiscono un sistema di somma complessità e, in un sistema tanto complesso come questo, in generale le conseguenze di un determinato cambiamento non si possono prevedere (6). E la tecnologia moderna sta operando profondissimi cambiamenti, nella società umana come nel suo ambiente fisico e biologico. Che le conseguenze di simili cambiamenti siano imprevedibili è dimostrato non solo attraverso la conoscenza teorica ma anche con l’esperienza. Ad esempio nessuno avrebbe potuto prevedere in anticipo che i moderni cambiamenti, per vie che non sono ancora state determinate con certezza, avrebbero causato un’epidemia di allergie (7).

Quando un sistema complesso e più o meno stabile viene perturbato tramite un cambiamento significativo, di solito i risultati sono destabilizzanti e di conseguenza dannosi. Ad esempio, si sa che le mutazioni genetiche degli organismi viventi sono, tranne un numero insignificante, quasi sempre dannose; tranne in rari casi, non sono affatto benefiche per l’organismo. In modo simile, quanto più grandi sono le “mutazioni” che la tecnologia sta introducendo nell’”organismo” che è la biosfera (l’insieme di tutti gli esseri viventi della terra), tanto più grandi risultano i danno che queste tendono a produrre. In questo senso nessuno, se non un mentecatto, può negare che la continua introduzione di cambiamenti sempre più grandi nel sistema uomo-terra, per mezzo del progresso tecnologico, sia estremamente pericolosa, arrischiata e temeraria.

Ciononostante, io non sono di quelli che redicono un disastro fisico e biologico su scala mondiale, che nel giro di pochi decenni abbatta d’un colpo il sistema tecno-industriale nel suo complesso. Il rischio di un disastro simile è reale e grave, però per adesso non sappiamo se effettivamente accadrà. Tuttavia se non sopraggiunge un disastro di questo genere è praticamente certo che arriverà un disastro di un altro tipo: la perdita della nostra umanità.

Il progresso tecnologico non solo sta cambiando l’ambiente dell’essere umano, la sua cultura e il suo modo di vivere, ma sta per cambiare anche l’essere umano stesso. Perché l’uomo è in gran parte un prodotto delle condizioni in cui vive.

Nel futuro, supponendo che continui lo sviluppo del sistema tecnologico, le condizioni in cui l’uomo vivrà saranno tanto profondamente diverse dalle condizioni in cui ha vissuto prima che tenderanno a trasformare l’uomo stesso.

L’anelito alla libertà, la passione per la natura, il coraggio, l’onore, l’onestà, l’amicizia e tutti gli altri istinti sociali… fino all’arbitrio stesso: tutte queste qualità umane, tenute in massima considerazione fin dagli albori della razza umana, si sono evolute attraverso i millenni perché erano idonee e utili nelle circostanze primitive in cui viveva l’uomo. Però ai giorni nostri il cosiddetto “progresso” sta cambiando così tanto le circostanze della vita umana che le qualità umane un tempo vantaggiose stanno diventando obsolete e inutili. Di conseguenza stanno per scomparire o per trasformarsi in qualcosa di completamente diverso e a noi estraneo. Questo fenomeno si può già osservare:tra la classe media statunitense il concetto di onore è praticamente scomparso, il coraggio è tenuto in bassa considerazione, l’amicizia manca quasi sempre di profondità, l’onestà sta decadendo (8) e la libertà sembra sia giunta ad identificarsi, nell’opinione di qualcuno, con l’obbedienza alle regole. E si tenga presente che questo non è che il principio dell’inizio.

C’è da supporre che l’uomo continuerà a cambiare ad un ritmo accelerato, poiché si sa che l’evoluzione di un organismo è molto veloce quando il suo ambiente si trasforma improvvisamente. E ancora: l’uomo sta trasformando se stesso, così come gli altri organismi viventi, mediante la biotecnologia. Oggi negli Stai Uniti vanno di moda i cosiddetti “designer babies” (bebé progettati). Una donna che desideri un bebé con caratteristiche date, ad esempio intelligenza, capacità atletica, capelli rossi o alta statura, stipula un accordo con un’altra donna che possieda i tratti desiderati. Costei dona un ovulo (di solito in cambio di una somma di denaro – ci sono donne che si dedicano a questo genere di commercio) che viene impiantato nell’utero della prima donna in modo che al nono mese dia alla luce un bebé che abbia – si spera – le caratteristiche desiderate (9). Non c’è alcuno dubbio che, man mano che la biotecnologia avanza, si arriverà a progettare dei bebé con sempre maggiore efficacia attraverso modificazioni genetiche degli ovuli e degli spermatozoi (10), di modo che l’uomo assomiglierà sempre più a un prodotto programmato e fabbricato, al posto di una libera creazione della natura. Oltre al fatto che, a nostro giudizio, ciò sia estremamente offensivo nei confronti di chi dovrebbe essere una persona, le sue conseguenze sociali e biologiche saranno molto profonde e imprevedibili; pertanto con ogni probabilità funeste.

Però può darsi che alla lunga quelle non saranno più importanti, perché è assai probabile che gli esseri umani un giorno arriveranno ad essere obsoleti. Ci sono diversi scienziati che credono che nel giro di pochi decenni gli esperti di informatica saranno riusciti a produrre delle macchine la cui intelligenza sarà superiore a quella dell’uomo. Se è così gli esseri umani diventeranno inutili e superflui, ed è prevedibile che ciò prescinderà da loro (11).

Anche se non è sicuro che ciò accadrà, è certo che l’avanzamento folle e avventato della tecnologia e la smisurata crescita economica lo stanno sconvolgendo completamente, ed è a mala pena possibile concepire che il risultato possa non rivelarsi funesto.
3. Nei paesi che sono da più tempo industrializzati, come l’Inghilterra, la Germania e soprattutto gli Stati Uniti, si sta diffondendo la consapevolezza che il sistema tecnologico ci conduce sulla via del disastro.

Quando io ero bambino, negli anni cinquanta, in pratica tutti quanti accoglievano con piacere o persino con entusiasmo il progresso, la crescita economica e soprattutto la tecnologia, e credevano senza riserve che fossero semplicemente utili. Un tedesco che conosco mi ha detto che in quel periodo in Germania regnava lo stesso atteggiamento nei confronti della tecnologia, e c’è da supporre che regnasse in ogni altra parte del mondo industrializzato.

Però con il passare del tempo questo atteggiamento sta cambiando. Inutile dire che la maggior parte delle persone non ha alcun atteggiamento nei confronti della tecnologia, perché non si prende il disturbo di riflettere su di essa; semplicemente la accetta senza rifletterci. Tuttavia negli Stati Uniti e tra le persone che riflettono – quelle che si prendono il disturbo di pensare seriamente ai problemi della società in cui vivono – l’atteggiamento nei confronti della tecnologia è profondamente cambiato e continua a cambiare. Quelle che si entusiasmano ancora per la tecnologia in generale sono quelle che sperano di trarre da essa qualche profitto particolare, come ad esempio gli scienziati, gli ingegneri, i militari e i dirigenti delle multinazionali. L’atteggiamento di molte altre persone è apatico o cinico: sanno quali pericoli e quale decadenza sociale porti con sé il cosiddetto progresso, ma li considerano inevitabili e pensano sia inutile cercare di resistervi.

Eppure c’è un numero crescente di persone, specialmente tra i giovani, che non sono così pessimiste o passive. Non vogliono accettare la distruzione del loro mondo e cercano nuovi valori che le liberino dal giogo del sistema tecno-industriale esistente (12). Questo movimento è ancora informe e poco coeso: i nuovi valori sono ancora vaghi e mal definiti. Però, man mano che la tecnologia avanza lungo il suo cammino folle e distruttore, e le sue rovine diventano sempre più ovvie e inquietanti, c’è da sperare che il movimento cresca e si consolidi e che precisi e affermi i suoi valori. Questi valori, a quanto pare e giudicando anche logicamente come dovrebbero essere, probabilmente prenderanno una forma abbastanza simile alla seguente:
I. Rifiuto di tutta la tecnologia moderna. Questo è logicamente necessario, perché la tecnologia moderna è un insieme in cui tutte le parti sono interconnesse; non si può prescindere dalle parti cattive senza prescindere anche dalle parti che sembrano buone. Come un complesso organismo vivente, il sistema tecnologico o vive o muore: non può restare mezzo vivo o mezzo morto.
II. Rifiuto della civilizzazione stessa. Anche questo è logico, perché l’attuale civilizzazione tecnologica non è che la tappa più recente del processo civilizzatore, e le civiltà precedenti contenevano i germi dei mali che oggi sono diventati così grandi e pericolosi. A parte la Rivoluzione Industriale, l’introduzione della civilizzazione è stato l’errore più grande in cui la razza umana sia mai caduta. Man mano che la civiltà avanzava, l’uomo perdeva la sua libertà.
III. Rifiuto del materialismo, che sarà sostituito da una concezione della vita che valorizzi la moderazione e l’autosufficienza e che al contempo disprezzi l’acquisizione di beni o di status. Il rifiuto del materialismo è una componente necessaria del rifiuto della civiltà tecnologica, perché solo la civiltà tecnologica può fornire i beni materiali ai quali l’uomo moderno è attaccato.
IV. Amore e rispetto per la natura, o perfino la sua adorazione. La natura è il contrario della civiltà tecnologica e per questo è minacciata di morte. E’ logico, pertanto, contrapporre la natura, come valore positivo, al valore negativo della tecnologia. Inoltre, il rispetto o l’adorazione della natura può riempire il vuoto spirituale della società moderna.
V. Esaltazione della libertà. Di tutte le cose di cui ci priva la civiltà moderna, l’intimità con la natura e la libertà sono le più preziose. In effetti, da quando l’uomo si è sottomesso alla schiavitù della civilizzazione, la libertà è stata la domanda più frequente e insistente dei ribelli e dei rivoluzionari attraverso i secoli.
VI. Castigo per i responsabili della situazione attuale. Gli scienziati, gli ingegneri, i dirigenti delle multinazionali, i politici, ecc., che fomentano coscientemente e deliberatamente il progresso tecnologico e la crescita economica, sono dei criminali della peggior specie. Sono ancora più colpevoli di Stalin e Hitler, perché ciò che questi sognavano non si può avvicinare per nulla a quello che stanno facendo i tecnofili moderni. Pertanto si reclamerà la giustizia e il castigo.
Il movimento di opposizione al sistema tecno-industriale dovrebbe sviluppare qualcosa di più o meno simile a questo insieme di valori; e in verità sono molti gli indizi dell’emergere di valori simili. Questi valori, è chiaro, sono completamente incompatibili con la sopravvivenza della civiltà tecnologica, così come i valori che emersero prima della rivoluzione francese e russa erano totalmente incompatibili con la sopravvivenza dei rispettivi vecchi regimi dei due paesi. Man mano che i disastri del sistema tecno-industriale si aggravano, c’è da supporre che i nuovi valori che gli si oppongono si espanderanno e si rafforzeranno. Se la tensione tra questi e i valori tecnologici aumenta quanto basta, e se arriva una congiuntura adatta, succederà quel che è successo in Francia e in Russia: si scatenerà una rivoluzione
4. Però io non pronostico una rivoluzione: resta da vedere se ci sarà. Ci sono diversi fattori che possono ostacolarla, e tra questi:
(a) Non credere alla possibilità di una rivoluzione. La maggior parte delle persone dà per scontato che il sistema esistente sia invulnerabile e che niente possa deviarlo dal suo cammino predestinato. Non gli passa per la testa che la rivoluzione sia una possibilità reale. La storia dimostra che gli esseri umani sono soliti sottomettersi docilmente a qualunque ingiustizia, per oltraggiosa che sia, se i loro prossimi si sottomettono e se tutti credono che non ci sia un rimedio. Ala contrario, una volta sorta la speranza che un rimedio sia possibile, in molti casi ne consegue una rivoluzione.

Cosicché, paradossalmente, l’ostacolo principale a che accada una rivoluzione contro il sistema tecno-industriale è proprio il credere che non possa succedere. Se un numero sufficiente di persone credesse che la rivoluzione fosse possibile, sarà possibile nella realtà.
(b) La propaganda. La società tecnologica possiede un sistema di propaganda, reso possibile dai mezzi di comunicazione, più potente di quello di qualsiasi società precedente (13). Questo sistema di propaganda rende difficile il lavoro rivoluzionario di abbattere i valori tecno-industriali.
(c) Gli pseudorivoluzionari. Attualmente ci sono troppe persone che si credono dei ribelli, ma che in verità non si stanno impegnando nell’abbattere il sistema esistente. Giocano alla ribellione o alla rivoluzione solo per soddisfare le loro necessità psicologiche. Questi pseudo-rivoluzionari possono ostacolare l’emergere di un movimento rivoluzionario efficace. Però qui manca lo spazio per affrontare questo importante argomento.
(d) La codardia. La società moderna ci ha insegnato ad essere passivi e obbedienti, e a farci provare orrore di fronte alla violenza fisica. Inoltre le condizioni della vita moderna conducono alla pigrizia, all’indolenza e alla codardia. Quelli che vogliono essere rivoluzionari dovranno superare queste debolezze.

NOTE:
1. Citato da Gordon a. Craig, The New York Review of Books, 4 novembre 1999, pag. 14.

2. Rispetto alla malsana condizione psicologica dell’uomo moderno si vedano ad esempio: “The Science of Anxiety”, Time magazine, 10 giugno 2002: <> pag. 48. <> pag. 54; “The perils of Pills”, U.S. News & World Report, 6 marzo 2000: <> pag. 45; “On the Edge of Campus”, U.S. News & World Report, 18 febbraio 2002; <> pag. 56; Funk & Wagnalls New Enciclopedia, 1996, vol. 24, pag. 423: <>; “Americanization a Health Risk, Study Says”, Los Angeles Times, 15 settembre 1998: <> pag A1.

3. Ad esempio: Gontran de Poncins, Kabloona, Alexandria, Virginia, Time-Life Books Inc., 1980: <> pag. 157; Allan R. Holmberg, Nomads of the Long Bow: The Siriano of Eastern Bolivia, New York, The Natural History Press, 1969: <> pag. 204; John E. Pfeiffer, La nascita dell’uomo, Milano, Mondatori,1971: gli aborigeni australiani praticavano l’infanticidio, però <> pag. 317.

4. Ad esempio Gontran de Poncins, op. cit.: <> pag. 273; <> pag. 292. Tuttavia sono esistite delle culture di cacciatori-raccoglitori in cui l’ansia ha rappresentato un grave problema, come ad esempio gli Ainu del Giappone. Carleton S. Coon, I popoli cacciatori, Milano, Bompiani, 1973.

5. Si veda ad esempio Elizabeth Kolbert, “Ice Memory”, The New Yorker, 7 gennaio 2002.

6. Roberto Vacca, Il Medioevo prossimo venturo: la degradazione dei grandi sistemi, Milano, Mondatori, 1971: <> pag. 13.

7. “Allergy Epidemic”, U.S. News & World Report, 8 maggio 2000.

8. Riguardo la decadenza dell’onestà negli Stati Uniti, si veda un articolo interessante di Mary McNamara nel Los Angeles Times del 27 agosto 1998.

9. Rebecca Mead, “Eggs for Sale”, The New Yorker, 9 agosto 1999.

10. “Redesigning Dad”, U.S. News & World Report, 5 novembre 2001: <> pag. 62.

11. Si veda Bill Joy, “Why the future doesn’t need us”, Wired Magazine, aprile 2000. Non bisogna confidare troppo nelle previsioni di avanzamenti miracolosi, come nel caso di sviluppo di macchine intelligenti. Ad esempio nel 1970 gli scienziati avevano previsto che nel giro di quindici anni sarebbero esistite macchine più intelligenti degli esseri umani (Chicago Daily News, 16 novembre 1970). E’ chiaro che questa previsione non si è verificata. Tuttavia sarebbe una stupidaggine scartare la possibilità di macchine più intelligenti degli esseri umani. In effetti ci sono motivi per credere che, se il sistema tecnologico continua a svilupparsi, un dato giorno esisteranno macchine simili.

12. Si veda Bruce Barcott, “From Tree-Hugger to Terrorist”, New York Times Sunday Magazine, 7 aprile 2002. Questo articolo descrive lo sviluppo di quel che può fare, nel giro di pochi anni, un movimento rivoluzionario vero ed efficace che si impegni nell’abbattere il sistema tecno-industriale.

13. Si veda l’interessante articolo “Propaganda” The New Encyclopaedia Britànica, volume 26, Macropaedia, XV edizione, 1997. Questo articolo mette allo scoperto l’impressionante sofisticazione della propaganda moderna.

giovedì 4 ottobre 2018

FORMALITÀ




È tutto una formalità
ognuno con il suo vestito
dipinto di banalità
con i soli colori in fermento

Percorsi laterali
svuotati dal l'essenza
di mutamenti animali
armati di virtuale paziente

È triste la noia
di chi non sa vivere
come la scure del boia
che trancia le viscere

Flotti di sperma acidulo
lubrificano le strade
dei marmi che sfondano il culo
dei radical delle lande

Orde sataniche
fiancheggiate dai lupi
nelle celle barbariche
si trasformano in pupi

Muore l'Ego
in attesa del futuro
come fosse un ago
che affonda lentamente nel burro

Dorme la città
pervasa da sogni proibiti
intinti nella quantità
dei finti vestiti

Verghe di plastica
in erezioni finte
sfondano a sangue la fica
delle donne incinte

Lunga è l'attesa
dei figli in rivolta
come fosse la resa
della città in festa

Uomini sporchi di merda
puliscono i cessi
aspettando la merenda
mentre vivono da fessi

È tutto una formalità
ognuno con il suo vestito
dipinto di banalità
con i soli colori in fermento

Chiù Pac

martedì 25 settembre 2018

NIENTISMI II



Ciò che Dostoevskij sta affrontando è la visione del mondo positivista, che è la conclusione logica della matematica e delle scienze naturali, così come l’etica positivista o socialista ad essa connessa. Il motto di tale etica è: scientifico, logico, razionale.

I Bazarov che proclamano questo motto difendono sia l’illuminazione intellettuale che le riforme economiche. Per una volta l’intelletto è illuminato e “il senso comune o la scienza completamente rieducano la natura originale dell’uomo e la guidano per mezzo di formule”, cioè, una volta che arriviamo ad agire “secondo la ragione o la scienza”, capiremo dove il nostro vero e normale interesse mente e quali sono i nostri desideri “razionali e vantaggiosi”. Il controllo della ragione rende razionali tutti i desideri, impedendo loro di prendere una direzione cieca e irrazionale che andrebbe contro i normali interessi della persona, supponendo che nessuno agisca deliberatamente contrario ai propri interessi. Allo stesso tempo prende forma una nuova serie di relazioni economiche, la cui idea guida è che per qualsiasi problema si possa trovare una soluzione pronta. Un “palazzo di cristallo” è eretto per l’anima interiore e per la società, senza un unico sistema trasparente dal quale sono state eliminate tutte le tracce dell’irrazionale, dell’anti-scientifico, o del primitivo e dell’incivilizzato.

Come è noto, Dostoevskij si oppose con veemenza a una visione intellettuale-razionale dell’etica e delle teorie sociali del positivismo e del socialismo, e portò avanti uno scontro sempre più profondo con esse durante tutta la sua vita. La sua opposizione scaturiva naturalmente dal fatto che le vedeva condurre alla morte dell’anima, la meccanizzazione dello spirito umano, la trasformazione interna delle persone in un gregge e la privazione della vera libertà. La libertà era per lui il fondamento dell’umanità dell’essere umano. Era la fonte della personalità e dell’individualità, da cui tutta la morale e l’etica disegnavano la loro vita.

Più radicalmente, la libertà apre la strada al problema religioso della fine dell’esistenza umana, al problema dell’immortalità dell’anima, a Dio. La libertà, l’immortalità dell’anima e l’esistenza di Dio sono stati problemi di vita e di morte per l’esistenza umana fin dai tempi antichi, come vediamo, ad esempio, nella filosofia pratica di Kant. Come Schelling aveva prodotto nel suo “Trattato sull’Essenza della libertà umana”, Dostoevskij ha inteso la libertà come libertà per il male come pure per il bene. A meno che non si comprenda il sé in questo tipo di libertà, non si può comprendere il significato religioso di cose come il male, il peccato, la punizione, l’amore e la redenzione.

I problemi della fede nell’immortalità, la fede nell’uomo-Dio, la ribellione contro Dio e il percorso verso l’uomo – Dio può rivelare il fondamento ultimo dell’esistenza umana. Tale era la costante convinzione di Dostoevskij.

Inoltre, proprio come la libertà conduce al mondo religioso, così la religione determina la libertà e la sua moralità. La fede nell’immortalità o in Dio non regge, questo necessariamente si traduce in una moralità demoniaca (o una moralità del “posseduto”) in cui “si è perdonati, qualunque cosa si possa fare”. Se nell’anima non c’è una base immortale quindi l’anima deve essere interamente soggetta alle leggi della natura. E se è così, per evitare l’auto-inganno non c’è altra scelta che suicidarsi. (Dostoevskij elabora la logica di questa conclusione in un saggio intitolato “Suicidio e immortalità”.)

Che sia possibile credere nell’immortalità o che Dio determini se la libertà umana si orienta verso Dio o verso il Diavolo, indipendentemente dal fatto che una vita possa essere vissuta senza autoinganno, anzi se la vita vale la pena di essere vissuta o desiderata, sono problemi religiosi, filosofici ed etici che nascono dalle profondità interiori dell’anima o della natura spirituale. Collocare una contrapposizione, può essere rivelata, solo attraverso questi tipi di problemi, come le profondità interiori dell’anima o dello spirito, la portata ultima dell’esistenza umana. Il positivismo e il socialismo bloccano la possibilità che sorgano tali questioni; c’è qualcosa in loro che nasconde le profondità interiori dell’anima. Esprimono deliberatamente l’esistenza del regno interiore, trascurando così il luogo in cui la vera libertà (come, ad esempio, nella “pura durata” di Bergson) avviene e si occupa solo degli strati superficiali della psiche che possono essere considerate meccanicamente, e ridotte a leggi della difformità “due volte due è quattro”. Negano l’immortalità dell’anima e l’esistenza di Dio interamente, per prendere posizione con l’ateismo.

Dostoevskij detestava questo modo di pensare proprio perché porta alla dimenticanza e alla perdita del vero significato dell’esistenza umana, perché rende immemore l’abisso dell’anima in virtù del quale l’anima può veramente essere anima e gli esseri umani non possono essere una mandria di animali. A questo proposito, tutte le teorie socialiste arrivano alla stessa circostanza, nella misura in cui sono basate sul razionalismo scientifico.

Dostoevskij non visse per sperimentare l’ascesa del marxismo in Russia. Quello che conosceva era il socialismo di Fourier, il positivismo di Comte e di altri, e i movimenti sociali e il nichilismo in Russia che erano influenzati da essi. La prima parte di “Memorie dal Sottosuolo”, la sezione filosofica del libro, si afferma che sia un lavoro contro il romanzo di Chernyshevsky, pubblicato in quel periodo, “Che fare?”. Il “palazzo di cristallo” a cui si è alluso in precedenza è destinato a essere una caricatura della falange, la comune cooperativa sostenuta dal Fourier-ismo su cui si basa il romanzo di Chernyshevsky.

Il movimento socialista russo, naturalmente, oltrepassò Fourier e, dopo la morte di Dostoevskij, progredì fino al marxismo. Tra le varie teorie socialiste, incluse quelle di Fourier e Marx, ci sono differenze di sostanza e qualità, compresa una progressione dal “fantasioso” al “scientifico”. Ma quello a cui Dostoevskij si oppose era la tendenza comune nelle loro basi assolute , dell’insieme di principi che regolano l’approccio alla comprensione dell’essere umano. Questa è la ragione per l’intensità, la persistenza e la serietà della sua opposizione. È stato il suo genio a risolvere immediatamente il problema principale e portarlo avanti fino alle conclusioni finali.

Dopo Dostoevskij, Nietzsche condusse un’ulteriore e più severa critica della democrazia moderna e del socialismo, quali tendenti a trasformare le persone in un docile gregge di “uomini medi”. Individuò in particolare in Rousseau la fonte di tali idee. Anche Dostoevskij mette in ridicolo Rousseau nelle sue “Memorie del Sottosuolo”, per aver esaltato l’uomo della natura e della verità, sottolineando che poiché “l’uomo della natura e della verità” è generalmente stupido in ogni caso, si sente giustificato a vendicarsi contro di esso. Egli trova anche la costante auto-diffamazione di Rousseau nelle Confessioni, una menzogna deliberata sparsa al servizio della propria vanità. In altre parole, l’uomo della natura e della verità diventa un uomo innaturale di menzogne quando è una problema per se stesso.

L’uomo del sottosuolo dice che, a differenza di Rousseau, sta scrivendo i suoi appunti “perché voglio provare a esperimentare, se si può essere perfettamente sinceri, anche con se stessi, e non spaventare l’intera verità” (XI). Va oltre “l’uomo normale che è uscito dal grembo della natura”; questa è la differenza tra la “verità” cercata da Rousseau e da Dostoevskij, tra chi vede la “natura” e la salute come normali, e l’uomo fatto da una replica che considera normale affermare che “tutta la coscienza è una malattia”.

Qui sta lo scisma tra i punti di vista di Rousseau come la fonte del socialismo e Dostoevskij che si oppose a lui come un topo in un seminterrato sotterraneo. Nelle parole dell’uomo del sottosuolo: “Potrebbe esserci anche nel topo un maggiore accumulo di dispetti e desideri cattivi che nell’homme de la nature et de la verite.” Per Rousseau è l’abisso dell’anima in cui Dio e il diavolo combattevano. In “Memorie del Sottosuolo”, tuttavia, questo tipo di sostrato teologico – o forse dovremmo dire teosofico e apocalittico – non è ancora apparso. La visione etica del socialismo e la sua critica sono presentate semplicemente nei termini dei principi in questione, sebbene con straordinaria accuratezza.

Come accennato in precedenza, quando la coscienza si scontra con il mondo governato dalle leggi matematiche della natura, il mondo come “razionale”, viene spinto nella “contemplazione” e gradualmente diventa inerte. Questa inerzia significa che il controllo delle leggi della natura è in realtà il prodotto della coscienza e influisce così profondamente sul proprio funzionamento. L’unica resistenza contro di essa è la disperazione e il piacere nella disperazione. In quest’ultima, si percepiscono intimamente, o si mettono in pratica, “desideri brutti e di base” di cui l’individuo normale non è consapevole. Nell’abbandono di questi desideri, l’individuo viene tormentato da una coscienza colpevole, che a sua volta genera piacere nell’umiliazione.

La ragione per cui Dostoevskij enfatizza la disperazione e l’umiliazione, e il piacere in essi, è che costituiscono l’ultima dichiarazione di un assoluto rifiuto di accettare o di compromettere il controllo del sé con “due volte due è quattro”.

Un individuo normale che non possiede l’iper-coscienza di pensare in un inerzia contemplativa ed entrare nel mondo sotterraneo, si inchina prontamente davanti al “muro” del mondo razionale, e con un sospiro di sollievo torna al lavoro. Di conseguenza, arriva a pensare che il suo sano senso della giustizia e degli interessi razionali non possa che reggersi su un mondo così razionale.

La visione scientifica insieme a quella razionale del mondo, conduce all’etica e alle relazioni sociali scientifico-razionali. In questo modo viene eretto il “palazzo di cristallo”, in cui si scoprono le leggi del libero arbitrio, e tutti i desideri e il comportamento sono regolati con precisione e fino all’ultimo dettaglio, accuratamente catalogati e sommati al calcolo immutabile di una tavola logaritmica. L’individuo che è stato guidato dalla scienza e dalla ragione diventa “come se non avesse mai avuto il libero arbitrio o il capriccio”, ancorché di “la tastiera su un piano”. In virtù delle leggi della natura si diventa spontaneamente buoni e puri in un modo spaventosamente facile, pienamente informati, dove i propri interessi sono normali. Con ciò si realizza l’ideale dei “filantropi”.

Questa è, certamente, una caricatura ironica, o distorsione della realtà.

Ma la caricatura è per molti versi più vera della realtà, la distorsione più vera alla vita rispetto allo stato attuale delle cose. La tacita presunzione dietro tutte le teorie socialiste è la negazione della libertà che trasforma le persone in chiavi del pianoforte che vengono colpite dalle dita delle leggi necessarie.

Per Dostoevskij, essere privati della libertà è morire e resiste senza riserve. Nel palazzo di cristallo si sente come “sporgere la lingua [o] sfiorando il naso di nascosto”, così tanto come voler vivere come si vuole. Anche nel caso di ciò che va contro i normali interessi e contraddice i dettami del buon ragionamento, nel caso di “sciocchezze estremamente antieconomiche e sciocchezze”, o dell’opposizione ai nuovi schemi delle relazioni economiche o dell’illuminazione intellettuale, la cosa importante quando tutto è detto e fatto è essere in grado di desiderare queste cose. “Bisogna farlo in modo deciso, non importa cosa,” dice l’uomo del sottosuolo. Anche volendo deliberatamente il più grande svantaggio, la mia volontà è più vantaggiosa di tutti gli interessi razionali combinati, ed è questo il miglior interesse che i sostenitori del benessere dell’umanità hanno lasciato fuori dai loro calcoli.

"Voi gentiluomini potreste dirmi che sono un siffatto uomo illuminato e avanzato, in breve, come sarà il futuro uomo, non potrà desiderare consapevolmente qualcosa di svantaggioso per se stesso, dato che questo può essere dimostrato matematicamente. . . . Ma c’è un caso, uno solo, quando l’uomo può intenzionalmente, consapevolmente, desiderare ciò che è ingiurioso per se stesso, ciò che è stupido, molto stupido – semplicemente per avere il diritto di desiderare per se stesso anche ciò che è molto stupido e non essere vincolato dall’obbligo di desiderare solo ciò che è razionale. . . . Avrebbe deliberatamente desiderato la sporcizia più fatale, l’assurdità più antieconomica, semplicemente per introdurre in tutta questa razionalità positiva il suo fatale elemento fantastico.

Sono i suoi sogni fantastici, la follia volgare, che vorrebbe mantenere, semplicemente per dimostrare a se stesso che gli uomini sono ancora uomini e non chiavi del pianoforte. . . "(VIII)

domenica 23 settembre 2018

STIRNER CONTRO MARX: MORALITÀ, SOCIETÀ E LIBERTÀ



Sotto molti aspetti, il lavoro di Stirner si pone come un attacco preventivo al pensiero di Marx. I critici moderni del marxismo hanno spesso sottolineato inadeguatezze nella concezione marxista della storia, specialmente riguardo a ciò che la teoria aveva reso obsoleto nella filosofia tradizionale. L’Unico essenzialmente anticipava queste inadeguatezze. Il 1845 è considerato il momento della carriera filosofica di Marx in cui egli «lasciò indietro» un discorso fondamentale sull’etica; uno come Hook sostiene «ci occupa ancora oggi». La nuova teoria del materialismo storico di Marx interrompe una discussione su qualsiasi sistema di etica o moralità pubblica.
Molti hanno riconosciuto questa negazione nel lavoro di Marx. Per Marx, la questione cruciale era la validità della sua teoria della storia; sentiva che le nozioni di moralità e di religione erano state finalmente eliminate dal suo lavoro. Tuttavia, la vecchia ipotesi che il «socialismo scientifico» fosse un sistema scientifico ha ceduto alla nozione che un tale sistema di pensiero è essenzialmente moralistico o anche religioso; ciò che Martin Buber chiama una «secolarizzazione socialista dell’escatologia». Se accettiamo questa prospettiva radicalmente nuova, come fanno molti, la posizione di Stirner nell’Unico, emerge come più moderna e radicale di quanto si pensasse in precedenza. Stirner avrebbe senza dubbio accettato che la concezione materialista della storia fosse escatologica; un modo di pensare religioso. Pertanto,è un primo, anche se un po’ arretrato attacco alla moralità, spesso mascherato da ideologia. Stirner assume una posizione vitale come la critica originale del giovane Marx.
Nonostante la natura anti-morale del materialismo storico e gli espliciti ripudi di moralità di Marx, il suo pensiero iniziale era pieno di giudizi morali (ad esempio le condanne, le direttive, ecc.). Se non vediamo Marx come moralista è fuori questione. Marx non praticava la filosofia morale nel senso tradizionale, nello sviluppare qualsiasi forma di sistema di etica, o indagine. Mentre criticava l’Unico, Marx fu ispirato nel reclamare:
«I comunisti … non predicano la moralità, del quale Stirner esagera … al contrario, sanno bene che l’egoismo e il sacrificio di sé sono, in certe circostanze, una forma necessaria di autoaffermazione degli individui.»
La disputa dello posizione di Marx come moralista clandestino che si oppone apertamente alla filosofia morale rimane una contraddizione chiave, specialmente nei suoi primi pensieri. Rappresenta uno squarcio temporale nel tessuto del pensiero marxiano che ancora oggi affligge i suoi accoliti. Queste origini, trovate nella lettura dell’Unico del giovane Marx, possono ulteriormente turbare i suoi seguaci. Se Marx aveva bisogno di ispirazione, o addirittura di incoraggiamento ad abbandonare le sue inclinazioni morali più esplicite, allora aveva bisogno di guardare oltre la polemica di Stirner. Stirner rifiutava l’umanesimo dell’Hegeliano di sinistra, specialmente prendendo di mira l’innato contenuto morale. Attaccò anche la maggior parte delle forme di convenzione morale, sfidando la base assoluta degli editti morali contro la poligamia, la profanazione blasfema e persino l’incesto. Tali atti erano ancora in grado di provocare un “brivido morale” nell’uomo comune, un’indicazione per Stirner che la vera emancipazione dell’ego, ciò che gli altri potevano chiamare emancipazione spirituale, doveva ancora essere realizzata.
Per Stirner, l’autocontrollo doveva essere ricercato dall’organizzazione giudiziosa del desiderio, piuttosto che dalla sua soppressione arbitraria. Prendendo spunto da Charles Fourier, Stirner lodava gli appetiti degli animali come più sani e poetici di una vita di astinenza. Proprio come l’umanesimo feuerbachiano era visto come la negazione della teologia tradizionale, l’egoismo Stirneriano acclamava la “negazione dell’etica tradizionale”. Invece di creare Dio a sua immagine, Stirner insegnò che l’ego individuale aveva creato l’Uomo a sua immagine.
In L’Essenza del Cristianesimo (1841) Feuerbach credeva di essere veramente radicale avendo dissolto il soggetto (Dio) in tutti i suoi predicati (Uomo); Stirner aveva semplicemente dimostrato fino a che punto un tale sabotaggio dialettico poteva logicamente muoversi, scegliendo di dissolvere la predicata Societa, nei singoli pronomi – Io, me stesso. L’ego individuale era l”erede ridente” di Stirner per l’intero progetto Hegeliano.
L’egoismo Stirneriano non era concepito come una nuova forma di moralità, piuttosto era contrario alla moralità. Questo non vuol dire che l’egoismo fosse intrinsecamente immorale; Stirner respinse l’idea di un’opposizione assoluta tra categorie morali, «buone» e «cattive», considerandole come «antidiluviane». Le affermazioni di Stirner sull’Antinomismo etico erano profondamente sentite e prese sul serio da Marx. L’Unico lo incoraggiò a dissipare qualsiasi idea etica dalla nuova direzione del suo pensiero. Marx considerava già critici i racconti hegeliani delle concezioni politiche, giudiziarie e morali, ma L’Unico faceva pendere l’equilibrio. Se lo scetticismo morale o metafisico di Marx deriva da Stirner, allora la potenza della sua critica al nichilismo insito nell’Unico deve essere rivalutata.
Marx usò la dissacrazione della moralità di Stirner per giustificare il suo stesso pensiero, poi procedette a denigrare l’egoismo Stirneriano come pensiero religioso, come persino un «predicare» la moralità. Classificare tutte le filosofie idealistiche come teorie, una sorta di “clericalismo surrettizio” che deve essere ripudiato, era il risultato delle posizioni dogmatiche materialiste che Marx ed Engels arrivarono ad adottare.
Tutti gli idealisti erano di difetto, pensatori religiosi, tuttavia la base materialistica del loro pensiero non serviva a chiarire la loro posizione sull’insegnamento morale. La mistificazione che circonda la concezione della moralità di Marx trova le sue basi nella distorsione del nichilismo morale di Stirner. Piuttosto che offrire una teoria morale alternativa per il comunismo, Marx aveva trascurato ogni moralità nella ricerca della rivoluzione e della lotta di classe. In verità, l’espulsione del contenuto morale nel pensiero era qualcosa a cui Marx aspirava. In definitiva, Stirner aveva spinto Marx a una posizione filosofica in cui il contenuto morale del suo lavoro doveva essere implicito. Sidney Hook afferma che «Marx si è sporto così indietro che, subito dopo la sua morte, il mito è diventato attuale, dato che non aveva posto per nessuna etica nella sua filosofia dell’attività sociale».
La reazione di Marx fu una manovra tattica, che gli permise di preservare il silenzioso contenuto morale della sua opera. Karl Popper considerava Marx un uomo per il quale «i principi di umanità e decenza … non avevano bisogno di discussione» erano «da dare per scontati». Tuttavia, se Marx ha deciso di adottare una nozione personale di principi morali, perché rispondere all’egoismo Stirneriano che era così chiaramente un’aberrazione? È difficile credere che Marx abbia semplicemente evitato la teoria morale esplicita perché non gli piaceva la «predicazione», come asserisce Popper. La vera antipatia per la filosofia morale di Marx era radicata nel suo pensiero attuale. Il pensiero molto consolidato in L’Ideologia Tedesca come risultato della lettura dell’Unico.
Indipendentemente dai problemi che Marx lasciò irrisolti, la crisi del 1845 lo aveva aiutato a realizzare finalmente lo scopo del suo pensiero: dimostrare la futura rivoluzione mondiale. Tuttavia, ancora una volta è emersa un’altra impossibilità Marxiana; il problema di riconciliare l’inevitabilità storica con un modello etico.
L’inevitabilità storica potrebbe difficilmente funzionare come un valore morale intrinseco per Marx. Il determinismo della concezione materialista della storia aveva reso necessario un confronto adirato con Stirner. Illuminò anche una caratteristica spiacevole del giovane Marx, l’incapacità di riconoscere qualsiasi opposizione alla sua rivoluzione. Inoltre, ha dimostrato che Marx ha sottovalutato il ruolo del malcontento negli eventi storici, che Stirner e Hegel non hanno fatto; avevano permesso alla circostanza un ruolo importante nel processo storico. Fondamentalmente, a differenza di Marx, Stirner sosteneva che il processo storico doveva essere opera di mani umane; la storia non è mai stata un’astrazione che ha causato eventi. Era concreto, specifico e umano in tutte le sue forme. Riconobbe anche che alcuni pensatori avevano dirottato la storia e ne avevano privato l’autonomia:
«La storia cerca l’uomo: ma lui sono Io, tu, noi. Ricercato come un’essenza misteriosa, come il divino, prima come Dio, poi come uomo (umanità, altruismo e genere umano), si trova come individuo, finito, unico. »
Stirner vide che tutti i tipi di politica volevano educare l’uomo, portarlo alla realizzazione della sua «essenza», dare all’uomo un «destino» per fare qualcosa di lui – cioè un «vero uomo». Questo è stato uno stratagemma, facendo cadere i pensatori per «il giusto errore della religione». Se si considera che il destino come divino o umano non ha alcun interesse, Stirner trovò che entrambe le posizioni sostenevano che l’uomo dovrebbe diventare questo e quello: questo postulato, questo comandamento, essere qualcosa.
Incongruamente, nella sua lettura di L’Unico Marx sentiva di poter finalmente rifiutare un sistema di moralità e mantenere altre posizioni morali. Era estremamente ansioso per il fatto che la sua descrizione del socialismo potesse essere contaminata da ideali morali astratti, ideali che Stirner aveva dimostrato essere trascendenti.
Tuttavia, Stirner aveva fornito a Marx gli strumenti per condurre una campagna metodologica contro la concezione quasi-religiosa di Feuerbach del«Uomo», che gli permetteva di respingere un’etica dell’amore o una «politica del socialismo» attraverso la sua analisi della natura sociale dell’uomo. Una tale soluzione sarebbe stata poco plausibile a Stirner. Per molti, l’essenza religiosa del materialismo storico era «superficialmente oscurata dal rifiuto di Marx delle religioni tradizionali». Ciononostante, Stirner aveva già identificato tale essenza religiosa negli alleati intellettuali di Marx prima del1845. Le critiche a Feuerbach erano ugualmente applicabili al giovane Marx che aveva affermato: «La critica della religione termina con il precetto che l’essere supremo per l’uomo è l’uomo». Allo stesso modo Stirner osservava l’essenza religiosa dell’umanesimo Hegeliano di sinistra e del socialismo primitivo. Anche Marx è accusato, il suo ateismo era ancora una proposizione categoricamente religiosa. Quindi, l’accusa originale di Stirner sull’ateismo «pio» degli Hegeliani di sinistra è particolarmente convincente se applicata al pensiero del giovane Marx.
È probabile che Stirner avrebbe visto il giovane Marx come una sorta di moralista post-teologico che tentava di risolvere il problema del peccato originale e dell’impegno etico attraverso il potere redentore della «Storia» umana. L’immagine che Marx dipinge dei capitalisti e dei borghesi come manifestazioni del male, e il suo allontanamento dalla responsabilità dell’individuo per la propria miseria, sarebbe sicuramente vista come la personificazione del «clericalismo». La critica Stirneriana avrebbe senza dubbio annunciato Marx un moralista volgare, subordinando l’individuo al nuovo Dio, la «Storia». Ora che la storia stessa è stata moralizzata, la profonda consapevolezza Hegeliana della storia come amorale è persa.
Come la moralità, Stirner considerava la società una nozione altrettanto fittizia, e vedeva che l’obbligo morale era presumibilmente derivato dalla natura sociale dell’uomo. Stirner osservò che la dimensione sociale dell’uomo era semplicemente un tipo alternativo di ideologia religiosa e morale. La sua ostilità verso la «società sacra» abbonda nell’Unico; era l’arena in cui «i mali più oppressivi si fanno sentire», il dominio era più brutale e insensibile di qualsiasi precedente dispotismo. Non era solo la nozione di Stirner dell’essere antitetico al marxismo, ma respingendo completamente le costruzioni dei filosofi idealisti poteva solo scoprire la coscienza all’interno della mente; non in un ego trans-empirico o nell’essere «sociale» marxiano. Per Stirner, l’enfasi sulla natura sociale della mente, la valutazione di tutte le idee in relazione al tutto (o stato) sociale, rappresentavano una minaccia alla libertà individuale e all’autonomia dell’individuo.
Considerò i doveri sociali come puramente auto-legiferati. La nostra relazione con la società è stata vista come mediata dall’ego. Mentre la società può modellare l’auto-realizzazione e definire la ribellione dell’egoista, la sua influenza formativa sfuma a favore dell’individuo finché la stessa “società” non viene completamente differita. Per Marx, tuttavia, l’«atomismo» della società civile era offensivo e doveva essere trasceso: Stirner non era riuscito a radicare le idee nel processo sociale, da cui la natura arbitraria della sua ideologia. Tuttavia, Stirner sottintende che certe idee non sono solo riflessioni del loro ambiente sociale e possono rimanere al di fuori della valutazione secondo la quale esse sono socialmente condizionate da questo. Per Stirner questi erano gli ordini figurativi delle esperienze, il risultato della irriducibile natura egocentrica dell’individuo; auto-riflessione mediata da impulsi personali e bisogni privati.